di Laura Tedesco
Corriere di Verona, 10 luglio 2019
I penalisti si chiudono in cella "Così vivono i carcerati". Gli avvocati penalisti si sono rinchiusi dentro la riproduzione di una cella di Montorio che ora farà il giro d'Italia a testimoniare le condizioni dei detenuti. "Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri poiché è da essi - scriveva l'illuminato Voltaire - che si misura il grado di civiltà di una nazione".
E ieri, con una conferenza stampa che hanno voluto tenere "stando come detenuti", rinchiusi dentro la riproduzione fedele di una cella del carcere, la Camera penale di Verona ha voluto denunciare all'opinione pubblica "come si è costretti a vivere, anzi a sopravvivere, stipati in una di quelle stanze, mediamente in tre, talvolta addirittura in quattro". La protesta era stata indetta a livello nazionale dalla categoria "per richiamare l'attenzione contro la grave situazione dell'esecuzione penale e l'ormai intollerabile degrado del sistema carcerario italiano".
Anche la Camera penale scaligera si è astenuta dalle udienze e da ogni attività giudiziaria per l'intera giornata, ma solo a Verona è andata in scena la protesta-choc inscenata in una cella di dimensioni reali. Ad allestirla sono stati gli operatori di "Lavoro è futuro", mentre a commissionarla ci ha pensato l'associazione La Fraternità che da 52 anni si occupa di assistere i detenuti a Montorio.
E infatti ieri la clamorosa conferenza stampa è avvenuta presso la sede dell'associazione alla presenza, oltre che del presidente della Camera penale di Verona Claudio Fiorini e della collega Barbara Sorgato, di Fra Beppe Prioli (anima de "La Fraternità"), del magistrato di Sorveglianza Vincenzo Semeraro del Tribunale scaligero e dell'avvocato Simone Bergamini, che fa parte dell'Osservatorio nazionale carceri.
"Questa è la prima tappa della cella, l'idea è di esibirla in quante più città italiane possibili perché a Verona come in tutta Italia la situazione nei penitenziari sta diventando esplosiva. A Montorio, stando ai dati di 15 giorni fa, si contano 575 reclusi - enumera Bergamini - a fronte di una capienza massima prevista pari a 315. In media, all'interno di una cella come questa, stanno tre detenuti e gli spazi sono talmente angusti che, mentre in due mangiano, il terzo deve restare sul letto perché altrimenti non ci stanno.
Per non parlare dell'igiene precaria, delle difficoltà di convivenza, delle sempre più variegate etnie con usi diversi, della presenza di tossicodipendenti e di soggetti con problemi psichici. Le cosiddette celle "aperte" non sono la soluzione, non è certo facendoli uscire in corridoio per qualche ora che si risolvono i problemi. Bisogna invece avviare attività di rieducazione e di lavoro per un futuro reinserimento nella società, ma da Roma sono stati tagliati tutti i fondi".
Anche il presidente dei penalisti non usa mezzi termini: "In nome della certezza della pena, intesa dall'attuale maggioranza come certezza del carcere - sostiene Avesani -, sono state sostanzialmente accantonate tutte le riforme pensate per dare all'esecuzione penale un volto umano e civile. Nel frattempo, la quasi totalità degli istituti penitenziari registra presenze oltre il livello di guardia e la media nazionale, in continuo aumento, sfiora i 130 per cento dei posti regolamentari". E pensare che la Costituzione dispone che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".










