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di Angiola Petronio

Corriere di Verona, 2 giugno 2024

È bufera per l’intervista a Chico Forti, detenuto nel carcere di Montorio, di Bruno Vespa. Forti ha dichiarato di essere “trattato come un re”. Il sunto - tranciante - è nelle parole del Garante dei detenuti di Padova, professor Antonio Bincoletto. Quel “credo d’interpretare il pensiero dei Garanti precisando che il nostro compito è quello di tutelare il rispetto dei diritti e la parità di trattamento per tutti i detenuti, senza distinzione di classe sociale, di schieramento politico o altro. La Costituzione deve valere allo stesso modo per tutti!”, che suona come un manifesto per l’ennesima polemica - dopo quella della visita con foto del deputato Andrea Di Giuseppe e quella sulla celerità del permesso di visita alla madre - nata attorno al trattamento riservato a quello che oramai è considerato il “detenuto vip di Montorio”.

Vale a dire quel Chico Forti che l’altra sera ha lungamente dialogato con Bruno Vespa in un’intervista televisiva che ha scatenato una ridda di commenti. Ha detto di essere stato accolto “come un re nelle carceri italiane”, il 65enne trentino condannato negli Stati Uniti all’ergastolo per omicidio. Commentando che “tra il carcere di Miami e quello di Verona c’è una differenza enorme. Quello di Miami è basato sulla punizione ed è un luogo dove sei continuamente umiliato, mentre qui ho conosciuto valori umani come i rapporti e il rispetto, che non ritrovavo da 24 anni”. E aggiungendo - in un’altra intervista dello stesso Vespa pubblicata su QN - che “quando una guardia stava per togliermi una mela un po’ammaccata, l’ho fermata: non vedevo una mela da 24 anni, nel carcere di Miami frutta e verdura non esistono. E poi la cucina curata dai compagni di cella: qui si può comperare di tutto e mi hanno accolto prima con gli spaghetti alla amatriciana e poi con quelli alle vongole”.

Interviste che hanno incassato un perentorio “Non so se è più pietoso il racconto di Forti sull’accoglienza da re in carcere... la spaghettata in carcere, prassi comune in tutte le carceri del paese per tutti i detenuti o Vespa che se la ride...” twittato da Selvaggia Lucarelli ma che, soprattutto, hanno esacerbato chi quel carcere di Montorio - che incuba ormai 600 detenuti a fronte dei 330 che dovrebbe ospitare e che in tre mesi ha contato cinque suicidi - lo vive. Sia dentro che fuori. “Forti lo ha fatto passare come se fosse Gardaland”, commenta il direttivo dell’associazione Sbarre di Zucchero. Associazione che pochi giorni fa aveva scritto una lettera aperta al ministro della Giustizia Carlo Nordio, denunciando la “disparità di trattamento” nei confronti del 65enne trentino rispetto agli altri detenuti.

Quella Sbarre di Zucchero che ieri ha pubblicato diversi commenti alle interviste di Vespa. “Forse a questo punto il signor Forti sta soggiornando da un’altra parte, perché a me non risulta tutta questa benevolenza nel carcere di Montorio”, ha scritto la moglie di un recluso. C’è chi poi parla di “detenuti di serie A e di serie B” e lo evidenzia spiegando che “nell’intervista Forti aveva jeans, cintura, camicia e giacca. È assurdo, visto che questo tipo di abbigliamento non viene concesso, soprattutto la cintura”. Rabbia e polemiche che sono il riverbero di quanto accaduto quando a Forti è stato concesso, in tempi insolitamente brevi, di andare dalla madre a Trento. Allora, in un esposto, la Camera penale veronese auspicò “che la celere tempistica nel rilascio del permesso divenga un trattamento riservato indiscriminatamente a tutti i detenuti”.

E alla lettera aperta che Sbarre di Zucchero ha scritto su questo fronte al ministro Nordio ci sono allegate delle lettere. “Nello stesso istituto - è scritto in una - è deceduto il padre di una detenuta e non l’hanno autorizzata a fruire di un permesso per andare al funerale. Perché non si usa lo stesso peso e la stessa misura?”. Domanda che non ha avuto, al momento, risposta. Come non l’ha ancora avuta l’interrogazione della parlamentare dem Debora Serracchiani su chi aveva scattato con un cellulare la foto di Forti e Di Giuseppe in carcere. Quesiti destinati a non fermarsi.