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Corriere di Verona, 12 aprile 2020

 

Il virus Sars-Cov-2 è entrato anche nel carcere di Montorio: 27 detenuti positivi, 17 agenti della polizia penitenziaria. "Ci sono, però, rassicurazioni sulle condizioni di salute di tutte le persone coinvolte". La voce girava da quasi una settimana, ieri, con i risultati dei tamponi, è diventata ufficiale: il virus Sars-Cov-2 è entrato anche nel carcere di Montorio.

Non è il primo caso in Italia, ma è certamente, dati alla mano, uno dei contagi più estesi: 27 detenuti positivi, 17 agenti della polizia penitenziaria. Solo qualche giorno fa i dati parlavano di 58 detenuti (il caso di Verona non era conteggiato) in tutta Italia, di cui 23 al carcere Le Molinette di Torino. I dubbi sulla possibilità che ci fossero casi di Covid 19 risalgono alla settimana scorsa: l'Usl Scaligera ha provveduto a effettuare una campagna di tamponi. Il problema era stato preso subito sul serio, tant'è che sabato 4 aprile, l'esercito aveva provveduto a sanificare gli ambienti della casa circondariale.

Nonostante i numeri, in pochissimi avrebbero manifestato sintomi, nessuno tra i detenuti: è questa la ragione per cui, inizialmente, nessuno si è accorto del contagio. La direzione del carcere ha provveduto a isolare tutte le persone positive (si trovano tutti nella sezione maschile), in modo da evitare ulteriori casi. La situazione era stata in un primo momento denunciata dal sindacato SPP. Il segretario generale, Aldo Di Giacomo, aveva parlato di "situazione grave, che mette in serio pericolo la salute di operatori e detenuti".

Ieri sono arrivate anche le reazioni dalla politica. Particolarmente dura quella del senatore del Partito democratico, Vincenzo D'Arienzo: "Ho saputo - afferma - che ancora dieci giorni fa i sindacati avevano rappresentato i fatti e, sinceramente, non è accettabile che ancora oggi non si sia vista l'ombra di nessuno. Le scelte prese finora, in particolare quella di riservare un'area dell'istituto per i detenuti malati, è stata buona cosa, ma il rischio che non sia sufficiente è nelle cose, visti i numeri così elevati.

È inimmaginabile che gli operatori penitenziari possano prestare servizio solo con mascherine e guanti nelle aree in cui è stato circoscritto la presenza del virus. Alla pari dei medici e infermieri dei reparti ospedalieri Covid, anche i poliziotti essere forniti di occhiali e camici adeguati". Sul tema è intervenuta anche Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle: "Ho chiesto informazioni al ministero della Giustizia e al dipartimento di amministrazione penitenziaria - fa sapere - mi hanno detto che la situazione è monitorata e che verranno svolti a breve altri tamponi.

I numeri non sono da sottovalutare in una struttura come una casa circondariale. Ci sono, però, rassicurazioni sulle condizioni di salute di tutte le persone coinvolte. Ora è fondamentale garantire a tutti il diritto alla salute e far sì che gli agenti siano messi in condizione di lavorare in assoluta sicurezza. Anche davanti a questa emergenza, lo Stato ha l'obbligo di garantire le cure e assicurarsi che la funzione rieducativa della pena prosegua senza rischi per nessuno". Come in tutte le carceri italiani, da inizio marzo sono vietate ogni tipo di visite, proprio per ridurre i rischi. Il divieto aveva provocato, inizialmente, rivolte in alcune case circondariali.