di Angiola Petronio
Corriere del Veneto, 7 ottobre 2025
Terzo suicidio dall’inizio dell’anno. B.M., albanese di 52 anni, era in attesa di giudizio per maltrattamenti. Un metronomo. La cui nota monotona scandisce una situazione la cui fragilità ormai sembra non scalfire più nessuno. Ha suonato anche domenica, il metronomo del carcere di Montorio. Cadenzando quella che, per gli amanti delle classifiche, è la terza morte volontaria dall’inizio dell’anno nella casa circondariale. Un altro grano su quel rosario dei suicidi che questa volta racconta di un detenuto che a Montorio c’era arrivato per l’”aggravamento della misura”.
Quella carcerazione in attesa di un processo per maltrattamenti in famiglia, in particolare verso uno dei due figli al quale, nonostante il divieto, lui si era avvicinato. Applicazione del “carcere. dice rosso”, e detenzione nella prima sezione, quella di chi sta aspettando il giudizio. Venerdì l’udienza al riesame non era andata come sperava e domenica, nel tardo pomeriggio, ha aspettato che il compagno di cella uscisse per impiccarsi. Lo stesso canovaccio del 18 marzo scorso. Codice rosso e prima sezione in attesa di giudizio, per quell’uomo che la vita se l’è tolta 24 ore dopo essere entrato in carcere. Il girone di Montorio dove, 48 ore prima, a uccidersi era stato un detenuto senegalese di 69 anni. E quella casa circondariale dove oramai il sovraffollamento è una stasi e non un’eccezione. “Una storia a sé”, la definisce il garante dei detenuti don Carlo Vinco. “Come ogni suicidio in Storie che non possono essere omologate”. La storia di un uomo, prima che di un detenuto, “che era taciturno, riservato. Era in una cella da due, ma passava il tempo a rimuginare cose che nessuno è stato in grado di cogliere. Perché - dice don Vinco - il sovraffollamento non è la causa diretta della sua morte, ma nel sovraffollamento non ci si accorge della gravità e dela solitudine di alcune situazioni”.
E che il carcere di Montorio ormai trabocchi, lo dicono i numeri. “A Verona 607 detenuti sono stipati in soli 332 posti disponibili (+83%), mentre gli appartenenti alla polizia penitenziaria in servizio sono solo 370, quando ne servirebbero almeno 420 (-26%)”, la denuncia di Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa polizia penitenziaria. Per una casa circondariale murata di detenuti ma vuota di personale. “Una delle carceri con una condizione di sovraffollamento tra le più estreme d’Italia”, la bolla De Fazio per il quale si tratta di “numeri indegni per un paese civile che però non sembrano scalfire le coscienze di coloro che, detenendo la responsabilità politica e amministrativa delle carceri, dovrebbero intervenire concretamente quantomeno per arginare quella che è una vera e propria strage”.
Sessantacinque suicidi - con quello di domenica a Montorio - il numero di quella strage. In quelle carceri, compresa quella di Verona, che oramai hanno la funzione di “incubatoio sociale”. “Se i detenuti scontano una carcerazione non dignitosa - ragiona il segretario generale della Uila PP - tanto che per noi le carceri non rispondono neppure più ai presupposti giuridici per i loro mantenimento, gli appartenenti alla polizia penitenziaria sono ormai stremati da carichi di lavoro esorbitanti e turnazioni di servizio che si protraggono anche per 26 ore continuative. Pure loro, dunque, patiscono le pene dell’inferno per la sola colpa di essere al servizio dello Stato che si continua a mostrare patrigno”.











