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veronasera.it, 4 aprile 2025

L’assessora alla sicurezza è intervenuta al convegno che si è tenuto nella sede del Banco Bpm per far conoscere alle imprese e alla società i vantaggi fiscali e contributivi per chi assume detenuti. Favorire il reinserimento sociale dei detenuti attraverso il lavoro, unendo così l’utile al giusto. È questa la sintesi dell’intervento dell’assessora alla sicurezza di Verona Stefania Zivelonghi al convegno su carcere e lavoro che si è tenuto ieri, 2 aprile, in città. L’evento è stato patrocinato dal Comune di Verona e si è tenuto nella sede del Banco Bpm di Via San Cosimo 10. Lo ha organizzato la onlus Ateneo Veneto con l’intenzione di mettere in contatto la realtà carceraria con il mondo delle imprese. Vi hanno partecipato autorevoli figure istituzionali ed è stata seguita da una tavola rotonda con i rappresentanti delle imprese.

Per il Comune, l’iniziativa ha avuto un’importante valenza socio-culturale, poiché è stata occasione per far conoscere compiutamente al mondo delle imprese e alla società i vantaggi fiscali e contributivi per chi assume detenuti. Vantaggi che poi ricadono sull’intera società perché, come ha riferito ieri il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari, il 70% dei detenuti è stato in carcere più di una volta ma il 98% dei detenuti che lavora, finito il periodo di detenzione, non ricade in recidive. “Applicando queste percentuali alla casa circondariale di Montorio e nell’ipotesi che trovassimo un lavoro per tutti i detenuti, potremmo aver solo poco più del 30% degli attuali detenuti, dunque solo 180 su 300 posti disponibili, a fronte degli oltre 600 attuali - ha calcolato l’assessora Zivelonghi - Avremmo quindi risolto il problema del sovraffollamento e di molti altri temi connessi sui quali siamo fortemente impegnati”.

“Accogliendo le istanze del territorio abbiamo raggruppato attorno ad un tavolo tecnico i principali soggetti che di carcere si occupano, quindi la direzione della casa circondariale, la camera penale, il garante dei detenuti e gli esponenti del terzo settore - ha aggiunto Zivelonghi - Occuparsi del carcere è una responsabilità anche della comunità, sia per motivi etici che per motivi utilitaristici. È nell’interesse della collettività che chi esce dal carcere lavori, piuttosto che torni a delinquere. Il lavoro è un elemento fondante per il reinserimento nella società dei detenuti. Un imprenditore che vantaggio potrebbe trarre dall’assunzione di un detenuto? A parte le agevolazioni normative, chi fa impresa crea valore, assumendo un detenuto e favorendone il reinserimento nel tessuto sociale, crea valore anche per la società. Ed è necessario e urgente creare e diffondere consapevolezza in questa direzione”.