di Beatrice Branca
Corriere del Veneto, 1 agosto 2024
“La pubblicazione delle intercettazioni del primo colloquio fra Filippo Turetta e i suoi genitori è apparsa come un’azione violenta e irrispettosa di una relazione, genitore-figlio, assolutamente intima e che dovrebbe restare privata”. Si è espresso così Carlo Vinco, il garante dei detenuti della Casa Circondariale di Montorio (Verona), dove si trova Filippo Turetta, accusato di aver ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin l’11 novembre 2023. L’intercettazione risale al 3 dicembre 2023 ed è stata resa pubblica la scorsa settimana dal settimanale Giallo, scatenando la gogna mediatica nei confronti di Nicola Turetta, padre di Filippo, per aver minimizzato il femminicidio compiuto dal figlio, definendolo “un momento di debolezza”.
Nei giorni successivi Nicola Turetta si era poi scusato pubblicamente dichiarando di “aver provato un grande dispiacere insieme a un infinito imbarazzo” e affermando che “erano frasi senza senso” pronunciate nel timore che Filippo si togliesse la vita. Dopo aver scatenato nei giorni passati la protesta di alcuni organi rappresentativi della categoria degli avvocati e dell’ordine dei giornalisti, si espone ora anche il garante dei detenuti di Verona che ha mandato una lettera alla direttrice del carcere di Montorio, Francesca Gioieni, al Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale Felice Maurizio D’Ettore, al Garante regionale dei diritti della persona Mario Caramel e ai magistrati dell’Ufficio di Sorveglianza del
Tribunale di Verona. “Le parole dette dal genitore sono senz’altro non condivisibili e sconclusionate - prosegue nella lettera Carlo Vinco -, espresse tuttavia in una situazione di grande turbamento emotivo e psicologico. Il detenuto è “custodito” dal carcere anche nei suoi diritti fondamentali, fra i quali il diritto alla riservatezza, alla difesa del pudore nelle relazioni di intimità e confidenza come quella fra figlio e genitore”. Definisce inoltre sconcertante anche la pubblicazione su Giallo delle foto di Filippo Turetta con la famiglia, scattate clandestinamente in carcere e che violano un “momento delicatissimo, doloroso e pieno di angoscia”. “Violare tale intimità - ribadisce Vinco - è anche una violenza verso le persone, in questo caso i genitori, che nulla hanno a che fare con il fatto delittuoso”.
Sull’intercettazione si è inoltre espresso anche il Consiglio Direttivo della Camera Penale Veneziana che ha evidenziato come l’uso improprio di un’intercettazione possa rischiare di inquinare la formazione di una prova nel dibattimento. “È molto grave aver diffuso il contenuto del colloquio che doveva rimanere un momento privato. Tale intercettazione non ha aggiunto nulla alle indagini. Non si comprendono le ragioni che hanno portato alla sua pubblicazione, se non per alimentare la morbosità di parte dell’opinione pubblica. La Giustizia non è uno spettacolo da celebrare in piazza, sui giornali, sui social o in televisione”. Infine a dire la sua c’è anche monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e ospite ieri su Rai1 a UnoMattina Estate. “Rischiamo di far crescere uno spirito torbido, voyeuristico, che facilita poi una violenza - dice monsignor Paglia. Il problema è semmai cercare di comprendere perché un giovane riesce a fare un gesto così terribile. Questo ripetersi dei femminicidi non è casuale”.










