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di Angiola Petronio

 

Corriere di Verona, 11 agosto 2019

 

La Garante: "Soffitti che cedono, pavimenti assenti e mancano fondi". Una sorta di "scrigno". Una "relazione" che in realtà è un spaccato su quel mondo parallelo che tutti, dall'esterno, pensano di conoscere. Ma che in realtà è un cosmo a sé stante, tanto da essere definito "pianeta". Quel "pianeta carcere" che a Verona si chiama Montorio.

È contenuta in quello scrigno che è la "relazione attività 2018" redatta dal garante dei diritti delle persone private della libertà personale Margherita Forestan. L'ha presentata in consiglio comunale a giugno, quella relazione.

Con i dati sulla popolazione detenuta, che raccontano l'ormai cronico sovraffollamento che straripa di ameno 200 persone rispetto a quelle previste. E quelli sulla polizia penitenziaria che parlano della solita asfissia di almeno una quarantina di agenti. Ma nelle pieghe di quella relazione c'è anche la quotidianità di una vita dietro le sbarre. In una casa circondariale, quella di Montorio, che non dovrebbe avere detenuti condannati in via definitiva e invece se ne ritrova 300. È organizzato in 6 sezioni maschili e 2 femminili, Montorio.

Ogni cella misura 12 metri quadri e se si considera "l'ingombro dei mobili (brande, tavolino, sgabelli e armadietti) - scrive nella sua relazione Margherita Forestan - lo spazio vitale è minimo e spesso gli ospiti sono tre per ogni cella. Il che significa "vivere in piedi". Situazione per la quale i detenuti vengono risarciti: o in giorni in meno da scontare (il 10% su 365 giorni) o in denaro (8euro sul 10% di 365 giorni).

E non va molto meglio sul fronte strutturale. "Pur essendo una costruzione relativamente recente, con non più di 27 anni, molte aree presentano problemi di infiltrazione d'acqua con coperture inadeguate e cedimento di soffitti e pavimenti. E questo nonostante la costante manutenzione che pur in presenza di ridotti finanziamenti la direzione cerca di garantire".

E se in quattro sezioni si è in buona parte superato il problema delle docce comuni, sia nell'area dedicata alle donne che in quella maschile "vaste pareti hanno bisogno di essere imbiancate o trattate a fondo per evitare la formazione di muffe".

Caso emblematico, riporta la garante, quello della cucina dell'area maschile, "che si trova al piano terra ma non abbastanza isolata dall'area sottostante che non è dotata di pavimentazione". Una mancanza d'isolamento che "favorisce la presenza di animali e rende difficile il mantenimento di un'igiene adeguata". Tanto che il laboratorio di panificazione dove dovrebbero lavorare alcuni detenuti che hanno seguito i corsi, in realtà è chiuso perché "necessita di lavori strutturali".

E il j'accuse di Forestan non lascia scampo. "Pur riconoscendo l'impegno della direzione - scrive nella sua relazione - va sottolineato che l'incomprensibile sistema di erogazione dei fondi impedisce di fatto interventi finalizzati al miglioramento delle strutture e all'attuazione di progetti di ristrutturazione. Questo problema già segnalato in passato non ha trovato ascolto alcuno". E intanto la casa circondariale di Montorio, rigonfia di detenuti, si sta sgretolando su se stessa.