Corriere Veneto, 23 aprile 2020
Il prefetto Cafagna sulla scarcerazione di un positivo: "Accelerazione non concordata, non ho dubbi che d'ora in poi ci si atterrà alle indicazioni". Al secondo esame la stessa persona è poi risultata negativa. Nuovo colpo di scena nella vicenda della scarcerazione di una persona risultata positiva al coronavirus. Ad un secondo esame, infatti, la stessa persona è risultata invece negativa al test di conferma.
La vicenda aveva destato clamore perché, scarcerato pur risultando positivo al virus, l'uomo, un indiano residente a Montecchia di Crosara, aveva girato per ore liberamente in città, venendo fermato solo molte ore dopo da una pattuglia dei carabinieri. Al di là della novità emersa solo ieri dal secondo tampone di controllo, l'episodio ha peraltro acceso i riflettori sulla drammatica situazione del carcere di Montorio e sulla procedura da seguire adesso in vicende del genere.
La corte d'appello di Venezia, il 10 aprile scorso, aveva ordinato la scarcerazione dell'uomo con due giorni di ritardo sulla data prevista proprio in quanto era risultato positivo al Covid 19. E la corte sottolineava "l'esigenza inderogabile" di gestirne la quarantena, visto che l'uomo era stato condannato per violenze contro la moglie, e non poteva ovviamente essere riportato sotto lo stesso tetto.
La direttrice del carcere, Maria Grazia Bregoli, aveva comunicato la situazione a ministero, Comune e Usl il giorno 13 aprile. Il giorno 14, l'assessore comunale Stefano Bertacco aveva fatto sapere di non avere, in quel momento, alcuna struttura disponibile. Venerdì scorso era stato convocato il comitato per la sicurezza, presente anche la procura della Repubblica. Il prefetto Donato Cafagna, che presiedeva quella riunione, spiega che "venne fatto il punto sulla situazione che si era creata, sia dal punto di vista sanitario, visto che la persona da scarcerare era risultata positiva ma asintomatica, e quindi non ricoverabile in ospedale, sia per individuare un domicilio per l'indispensabile quarantena".
Lo stesso prefetto ricorda peraltro che "la sera stessa, dopo la riunione, ci fu una accelerazione imprevista e non concordata, con la decisione della direttrice del carcere di scarcerare subito la persona, prima che venisse trovato un opportuno domicilio".
Ne era nato un allarme, tanto che il giorno dopo, 15 aprile, era stata convocata un'altra riunione del comitato, presenti la direttrice del carcere ed anche l'Usl 9 alla quale, spiega il prefetto, "fu chiesto di chiarire in ogni dettaglio le misure sanitarie da prendere in casi del genere, disposizioni messe per iscritto in un documento inviato a tutte le istituzioni a vario titolo interessate per ribadire le garanzie necessarie per un'uscita dal carcere in sicurezza, comprese le modalità di trasporto delle persone scarcerate verso il proprio domicilio oppure, se come accaduto la settimana scorsa non sia possibile, verso una destinazione diversa ma comunque sicura. Certamente - conclude il prefetto - c'è stata quella...accelerazione non concordata ed imprevista nella serata del 14 aprile: ma non ho dubbio alcuno sul fatto che, d'ora in poi, ci si atterrà scrupolosamente alle indicazioni". Intanto l'uomo al centro di questa vicenda rimane nella struttura messa a disposizione della Curia.










