di Fabiana Marcolini
L’Arena, 5 gennaio 2025
Prima portato da Montorio a Roma, adesso rischia l’estradizione in patria. Ma i legali vogliono chiarezza e fanno ricorso. Una vicenda intricata, per certi versi un arzigogolo, perché nemmeno l’unico dato oggettivo, ovvero il trasferimento di Nicolae Ion, detto Nicu, dal carcere di Verona a Rebibbia avvenuto il 2 dicembre, sarebbe giustificato da elementi legati alla estradizione in Romania per scontare gli anni residui di condanna (per lui il fine pena è nel 2027). Complicata la vicenda burocratica e quella umana perché subito dopo il suo arrivo a Roma Ion ha tentato di togliersi la vita, mantiene a tutt’oggi un atteggiamento autolesionistico. Per questo l’avvocato Irma Conti, componente del Collegio del Garante nazionale dei detenuti, è andata due volte a trovarlo.
La rapina - Nicolae Ion era uno dei componenti del gruppo che tra il 27 e il 28 settembre 2016 aggredì, colpendolo a morte, Luciano Castellani, ristoratore di Valgatara. Dopo il fatto Ion era scappato ma venne rintracciato in Spagna e arrestato. Nel 2018 la condanna a 11 anni e 4 mesi (definitiva nel 2021) solo che nell’aprile 2022 gli è stata notificata la sentenza della Corte d’Appello di Costanza con la quale viene disposta l’esecuzione della pena in Romania. I suoi legali, Simone Bergamini e Francesco Spanò, nell’atto di opposizione alla consegna in Romania, sostengono che il detenuto non aveva mai avuto conoscenza dell’udienza né del nome del difensore e che non ha mai prestato il consenso al trasferimento. E hanno chiesto “l’immediata sospensione della consegna”. Davanti alla corte d’Appello di Costanza pende il procedimento e la decisione, dopo due rinvii, è attesa nei prossimi giorni.
L’intreccio - A intricare ulteriormente lo scenario ha contribuito il provvedimento notificato il 13 dicembre con il quale la Procura di Verona (competente per decidere) dispone che Ion espii la pena in Romania (sulla base della decisione Quadro 2008/909 dell’Ue relativa all’applicazione del principio de reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive). Una decisione basata sulla circostanza che “in Romania Ion ha la residenza, lì vivono una delle figlie e i componenti della sua famiglia e che in Italia non ha alcun riferimento stabile”.
Ragioni alle quali i legali si sono opposti attraverso il ricorso gerarchico al Ministero di Giustizia ribadendo che il detenuto ha divorziato dalla prima moglie e sta preparando i documenti per convolare a nozze con una signora italiana. E sottolineano che “in caso di trasferimento per scontare un residuo di poco più di due anni Ion avrebbe un nocumento, poiché in Romania non esiste l’istituto della liberazione anticipata e misure alternative delle quali ha già beneficiato”. Arzigogolo.









