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di Beatrice Branca

Corriere di Verona, 7 giugno 2025

Era in libertà ristretta perché insultava gli agenti: voleva essere seguita da donne. “Non viene indicato alcun comportamento della detenuta che possa aver condizionato le attività degli altri detenuti. La sicurezza dell’istituto non risulta sia mai stata messa in pericolo dalla condotta della detenuta. Il collegio ritiene che il provvedimento impugnato debba essere revocato”. Le parole sono quelle dei giudici del tribunale di sorveglianza che hanno analizzato il reclamo che gli avvocati Simone Giuseppe Bergamini e Lorenzo De Guelmi avevano presentato a Venezia sulla delicata situazione di una detenuta peruviana transessuale di 38 anni.

Il percorso - In passato si è sottoposta a un delicato percorso di transizione per essere considerata a tutti gli effetti una donna. Nel corso della sua vita ha collezionato tutta una serie di sentenze per spaccio e detenzione di droga, rapine e lesioni. Dopo aver cambiato diversi istituti penitenziari anche per la sua particolare storia, da febbraio si trova nella sezione femminile del carcere di Montorio, dove però non sarebbe sempre stata assistita, come da lei richiesto, solo da agenti donna, ritrovandosi quindi a vivere in alcuni casi, specie durante le visite mediche, delle situazioni di fastidio e disagio. Lo scorso marzo la 38enne era stata sottoposta a un particolare regime di sorveglianza per sei mesi, escludendola da attività di studio, ricreative e di socialità della sezione. Aveva il divieto di usare un fornellino ed era stata collocata in una cella singola con letto, tavolo e sgabello. Ogni giorno poteva usufruire solo di due ore d’aria. Questo provvedimento era stato adottato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria dopo alcuni episodi di rilevanza disciplinare documentati in undici relazioni di servizio. Solo quattro di questi sarebbero però stati considerati rilevanti: in particolare la detenuta, fortemente agitata, aveva rivolto insulti e minacce alla polizia penitenziaria, specie durante le sue visite mediche.

Gli episodi - Un’altra volta avrebbe invece lanciato della frutta marcia fuori dalla cella, mentre attendeva il suo colloquio telefonico. Dietro a quei comportamenti, come riporta la difesa nel reclamo presentato al tribunale di sorveglianza, ci sarebbe però “una risposta atteggiamenti provocatori e non rispettosi della sua personalità”.

Le visite mediche - In particolare la donna si sarebbe infastidita nell’essere stata accompagnata a due visite mediche da alcuni agenti di sesso maschile, anziché da personale femminile come la 38enne ha sempre richiesto da quando si trova a Verona. “La detenuta non si è mai denudata - sottolineano i difensori -. Una volta uscito il personale maschile dall’ambulatorio e sostituito con agenti femminili, il suo stato di agitazione veniva a cessare”. L’8 marzo poi alla 38enne non sarebbe stato consentito di incontrare una volontaria che era venuta nel carcere di Montorio a fare gli auguri a tutte le donne e a consegnare piccoli doni.

“Non è violenta” - “Il comportamento della nostra assistita non è certamente quello violento, turbolento e refrattario alla disciplina così indicato - avevano scritto Bergamini e De Guelmi bensì il risultato evidente di una esasperazione dovuta a molteplici comportamenti tenuti da chi manifesta di trattare la persona in oggetto come se fosse ancora un uomo, dimenticando quanto vissuto”.

Nonostante i toni talvolta accesi della 38enne nei confronti della polizia penitenziaria, secondo i giudici del tribunale di sorveglianza il suo comportamento “non è tale da giustificare un accertamento di turbamento del regolare svolgimento delle attività all’interno dell’istituto”. La 38enne potrà quindi essere inclusa nelle attività ricreative della sessione, avere qualche ora d’aria in più e usare forse finalmente quel fornellino a cui teneva molto per riscaldarsi in autonomia il suo cibo.