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di Beatrice Branca

Corriere del Veneto, 30 dicembre 2025

Il presidente del tribunale Ernesto d’Amico per la prima volta ha avviato un protocollo per l’impiego di due detenuti nel palazzo di giustizia. “Permettere il reinserimento dei detenuti nella società è nel nostro interesse. Per chi lavora dentro o fuori dal carcere il rischio di recidiva è bassissimo, mentre sale a oltre il 50% nel caso di soggetti inoccupati”. Le parole sono quelle del presidente del tribunale Ernesto D’Amico che ha deciso di aprire le porte del palazzo di giustizia alla popolazione carceraria. I dati a cui si riferisce sono quelli forniti dagli studi del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. 

Il rapporto “Recidiva zero” - Nel loro rapporto “Recidiva Zero” è stato riscontrato infatti come il rischio che un detenuto con un’occupazione torni a delinquere sia pari al 2%. “I numeri parlano chiaro - riferisce D’Amico -. Ho quindi preso contatti con la direttrice della Casa Circondariale di Montorio, Maria Grazia Bregoli, che ringrazio per la collaborazione e ho chiesto intanto l’impiego di due detenuti che ricopriranno il ruolo di archivisti nella sezione civile.

Prima di inserirli dobbiamo però aspettare il nullaosta da parte del Ministero, dopodiché ci piacerebbe introdurre anche altre risorse”. Si tratta di una novità per il tribunale scaligero: un punto di partenza che permetterebbe di colmare, anche se in piccolissima parte, la carenza di personale. “La situazione è rimasta immutata rispetto all’anno scorso - precisa il presidente -. Ogni giorno si lavora con metà del personale in organico. A giugno scadranno tutti i contratti a tempo determinato, sottoscritti grazie ai fondi europei del Pnrr e non si sa ancora che cosa accadrà a quei lavoratori. Dovrebbero essere indetti nuovi concorsi, ma non è detto che verranno stabilizzate tutte le risorse”. 

Quei 44 posti precarizzati - A vivere questa scomoda situazione sono 44 addetti ufficio del processo che affiancano nelle udienze i giudici e senza i quali, nella sezione penale, non sarebbe possibile garantire ogni mese circa 130 udienze. Una condizione precaria che ha portato questi lavoratori in autunno a scioperare in più occasioni, sperando di scoprire presto quale sarà il loro destino.

“Impiegare i detenuti in tribunale ci aiuterebbe a rispondere anche a questo problema - dice D’Amico - senza contare che si dà la possibilità a chi ha sbagliato di avere una vita diversa. Spesso si sente dire che bisognerebbe buttare via la chiave delle celle, ma questo discorso viene smentito dai dati. Se una persona viene abbandonata in carcere senza prospettive future è più probabile che si incattivisca, che sfoghi la rabbia accumulata nel periodo di detenzione e che, una volta scontata la propria pena, torni a delinquere”. La speranza è dunque quella di poter ottenere al più presto un riscontro positivo da parte del Ministero della Giustizia per partire con questa prima sperimentazione nella sezione civile del tribunale. “Col lavoro la recidiva diminuisce ed è un investimento per tutta la società”, le parole del presidente D’Amico.