di Matteo Sorio
Corriere del Veneto, 17 aprile 2025
Avvocati e attivisti a Montorio tra sovraffollamento e sottorganico. I numeri parlano da soli: 604 detenuti, a ieri, a fronte di 335 posti. Con 287 agenti di polizia penitenziaria sui 317 previsti: cifra, quest’ultima, tarata peraltro sulla capienza “normale”. Comunicati ieri dal presidente della Camera penale veronese, Paolo Mastropasqua, dopo la visita svolta insieme all’associazione Nessuno tocchi Caino, i numeri del carcere di Montorio - dove 372 detenuti sono stranieri, il 61%, e 331 hanno una condanna definitiva - continuano a parlare di “un sovraffollamento drammatico, come in quasi tutti gli istituti penitenziari italiani”.
Problemi “ordinari”, dunque, anche nel carcere assurto di recente alle cronache nazionali per la presenza di detenuti famosi come Chico Forti, Filippo Turetta e Benno Neumair. Quel carcere dove, un mese fa, si sono registrati due suicidi nel giro di 48 ore. “Cosa manca a Montorio? Un po’ tutto, perché al sovraffollamento si aggiunge il sotto organico di agenti ma anche di educatori, appena cinque, e di medici, pensiamo anche solo all’assenza di un dentista”, dice Mastropasqua, che riflette come “rispetto alla visita dello scorso febbraio la situazione è rimasta allarmante”.
C’era anche Rita Bernardini, ieri, a Montorio, durante quella visita cui è seguita una conferenza stampa a Palazzo Barbieri, presenti tra gli altri anche Marco Vincenzi, coordinatore di Verona Radicale, e i consiglieri comunali Carlo Beghini, Chiara Stella e Jessica Cugini. Presidente di Nessuno tocchi Caino, associazione internazionale per l’abolizione della pena di morte, Bernardini ha raccontato che “a Montorio ci sono celle da una persona con tre detenuti, in alcune manca la doccia, non in tutte c’è l’acqua calda. Un detenuto ci ha detto che con quel sovraffollamento è impossibile arrivare alla rieducazione: c’è poco lavoro, c’è poca possibilità di studiare e di curare le malattie. Anche a Montorio aumentano le sezioni chiuse che non fanno attività durante il giorno, il che crea persone incattivite dalla cattività”.
Proprio un mese fa, dopo i due suicidi ravvicinati, la consigliera regionale veronese del Pd, Anna Maria Bigon, aveva chiesto alla Regione Veneto di sollecitare il governo, il tutto citando “dati dell’Usl 9 che riportavano pochi mesi fa la presenza a Montorio di un solo psicologo, soli quattro medici di guardia per un totale di 24 ore settimanali, nove infermieri per 36 ore a settimana, un medico infettivologo per 3 ore settimanali, uno psicologo psicoterapeuta per 25 ore alla settimana”. Dice Bernardini che affinché migliori la situazione, anche a Montorio dove dallo scorso febbraio la direzione è stata riaffidata temporaneamente a Maria Grazia Bregoli, reduce da un periodo alla Casa di Reclusione femminile di Venezia Giudecca, “è necessario che a muoversi sia Roma, perché è la politica a dover risolvere il problema: noi abbiamo fatto le nostre proposte, ad esempio l’ampliamento del beneficio della liberazione anticipata speciale per i detenuti che si comportano bene e stanno facendo un percorso positivo”. “La direzione di Montorio è attenta e c’è buona collaborazione”, dice Mastropasqua, che ricorda la protesta nazionale sulla situazione delle carceri da parte dell’Unione camere penali con un’astensione dalle udienze dal 5 al 7 maggio prossimo.











