Corriere di Verona, 6 giugno 2026
Il caso di un detenuto di 70 anni senegalese affetto da tubercolosi e trasferito in una struttura ospedaliera senza che i familiari venissero tempestivamente allertati. E ancora quello di un 40enne tunisino, morto per un tumore in fase terminale mercoledì, che aveva chiesto col suo difensore circa due mesi fa al tribunale di sorveglianza di ottenere la sospensione della pena o di vivere gli ultimi giorni in detenzione domiciliare. Sono due storie portate alla luce dall’associazione Liberi Liberi Art. 27 che esprime “profonda indignazione per quanto accaduto all’interno della Casa Circondariale di Montorio. Non vogliamo alimentare polemiche, ma pretendiamo risposte. Il carcere è una pena stabilita dalla legge, non una sospensione dei diritti fondamentali. La salute, l’informazione ai familiari, l’assistenza e il rispetto delle persone devono rimanere principi inviolabili”.
Stando alle informazioni raccolte dall’associazione, due mesi fa il medico che aveva visitato il 40enne gli aveva comunicato che avrebbe avuto circa due settimane di vita. A quel punto l’uomo, col suo difensore, avrebbe fatto richiesta al tribunale di sorveglianza per la sospensione della pena o per la sostituzione della detenzione a Montorio con quella ai domiciliari. Quella concessione però, fa sapere l’associazione che ha parlato coi familiari, non sarebbe mai arrivata e il 40enne è morto tre giorni fa nella Seconda Sezione a Montorio.
Diversa è invece la situazione del detenuto di 70 anni. L’uomo è ricoverato in ospedale dal 13 maggio dopo essere risultato affetto da tubercolosi, ma i suoi familiari e il suo avvocato sono venuti a conoscenza del suo stato di salute solo a fine mese. “La famiglia non riceveva chiamate dal mio assistito già da due settimane - riferisce il difensore -. Quando sono andato in carcere per i colloqui periodici con i miei clienti mi è stato detto che era stato ricoverato in ospedale perché era affetto da tubercolosi. I familiari si sono risentiti”.
Il 70enne aveva iniziato ad avere alcuni sintomi a metà maggio ed era quindi stato ricoverato in ospedale in isolamento. Nel frattempo sono stati fatti altri controlli sui detenuti della sua sezione, la Quarta, che sono poi stati vaccinati. “Ha tosse e febbre ma non risulta essere in pericolo di vita - spiega l’avvocato -. La vicenda poteva essere gestita diversamente e i familiari dovevano essere subito avvisati anche per una loro tutela”. “Nonostante tanti buoni propositi lo Stato di diritto è stato calpestato - il commento del magistrato Michele Nardi, presidente di Liberi Liberi - e la Costituzione è stata ancora una volta stuprata dalla violenza cieca delle istituzioni che dovrebbero applicarla”.









