di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 20 marzo 2022
Stepan deve scontare una pena minore. “Confidiamo in Mattarella”. Stepan è ucraino e sta scontando una pena di 23 mesi per contrabbando nel carcere veronese di Montorio. Ma ha chiesto la grazia al presidente Sergio Mattarella perché vuole andare a combattere.
“Quello che chiediamo al presidente Mattarella è di mettersi una mano sulla coscienza. E di concedere a Stepan di fare il “suo”. Dove “fare il suo” - se sei un uomo ucraino di trent’anni - in questi tempi vul dire fare la guerra. La “richiesta” è dell’avvocato Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere penali del diritto europeo e internazionale. Ed è una richiesta di grazia. Perchè Stepan è un detenuto. È sta scontando la sua pena in una cella del carcere di Montorio. Non ha commesso un “reato da prima pagina” Stepan.
Contrabbando di sigarette, la sua colpa. Quella per la quale è stato condannato a 23 mesi. Sentenza del 2019, andata in giudicato meno di un anno fa. Ne ha all’incirca un altro da scontare. Ma se la mancanza di libertà è la pena più pesante da scontare per un recluso, per Stepan - da quando il suo Paese è stato invaso - è diventata un’asfissia.
E tramite l’avvocato Tirelli ha chiesto la grazia al presidente della Repubblica. Per andare a combattere. Richiesta che, parole del legale “nasce da una motivazione non solo politica, ma esistenziale e, oserei dire, quasi spirituale. Il reato per il quale è stato condannato Stepan non desta alcun allarme sociale, e la sua condotta carceraria è stata fino ad oggi irreprensibile. Consentirgli di ritornare in patria è un atto di giustizia che, in questo momento storico, assume un valore che va ben oltre la semplice liberazione anticipata di pochi mesi”.
Perchè Stepan le notizie dall’Ucraina le vede e le ascolta dalla televisione di una cella. Sa che tra le città bombardate c’è anche la sua. E che, tra i morti del conflitto, ci sono anche dei suoi parenti. “Stepan dice che non avrebbe senso tornare lì quando avrà finito la detenzione. Troverebbe un Paese maciullato e, forse, nessuno dei suoi parenti. Per questo vuole andarci adesso a combattere”, dice Tirelli.
Che quello che sta vivendo Stepan lo capisce anche troppo bene essendo sposato con una donna ucraina. Sua figlia è nata a Kharkov e da poco è riuscito a portare in Italia i parenti della moglie. Ma l’avvocato Tirelli conosce bene anche la realtà russa, essendo stato legale anche di alcuni oligarchi. Adesso, in una parabola non solo lavorativa, aiuta Stepan.
“Non può accedere alla misura alternativa alla detenzione in quanto sprovvisto di domicilio. E, allo stesso modo, non può essere espulso perché in possesso di doppio passaporto, ucraino e rumeno e i trattati comunitari impediscono di allontanare un cittadino europeo da un Paese membro”. L’unica strada che rimane è quella della grazia.
“Lo stesso presidente Volodymir Zelensky ha invitato tutti gli ucraini, abili e arruolabili, a impugnare le armi e a prendere parte alla resistenza”, spiega l’avvocato. Lo stesso Zelensky che ha assicurato “clemenza” per i detenuti che andranno a combattere. Ma non è per quello, assicura Tirelli, che Stepan vuole tornare in Ucraina e combattere contro i russi. “Chiediamo - conclude l’avvocato - per lui e per altri detenuti con reati minori di poter andare a difendere il loro Paese. Confidiamo nella saggezza e nel coraggio del presidente Mattarella”.









