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di Angiola Petronio

 

Corriere di Verona, 3 ottobre 2020

 

Si è spento il fondatore della Comunità dei Giovani che fu anche cappellano del carcere. È morto a 87 anni don Sergio Pighi. Fu cappellano del carcere e fondatore della Comunità dei Giovani. "Don Sergio era un prete vero. Un pastore. Che ha sempre seguito le regole del gregge. Perché a noi le regole le danno i poveri", lo ricorda don Antonio Mazzi che di don Sergio era cugino e col quale era cresciuto. "Per me era un fratello. Lui era più obbediente di me, ma le regole canoniche le abbiamo sempre declinate agli ultimi".

"Don Sergio era un prete vero. Un pastore. Che ha sempre seguito le regole del gregge. Perché a noi le regole le danno i poveri". È stata una vita intessuta di quelle regole, "che noi, al contrario degli altri, riceviamo dal basso e non dall'alto", quella di don Sergio Pighi.

Se n'è andato l'altro giorno a 87 anni, quel salesiano che aveva scelto Verona come terra di missione in cui seminare quel pensiero, alquanto "rivoluzionario" degli "ultimi che per me sono i primi". In quel Vangelo personale che ha condiviso con quel cugino che è stato per lui un fratello. E anche un confratello. Hanno scelto lo stesso sentiero, don Antonio Pighi e don Antonio Mazzi. "E abbiamo condiviso la vita. Avevo 15 mesi quando mio padre morì - racconta don Mazzi - e il papà di Sergio mi venne a prendere in treno a Verona, tenendomi sempre in braccio. Siamo cresciuti insieme, più fratelli che cugini".

La famiglia di sangue e quella di fede, la famiglia dei Salesiani, per don Sergio e don Antonio, sono state le stesse. E identica è stata la parabola che ha tracciato la loro vita. Quella del Samaritano. Degli "eretici", dei "senzadio". Di quegli "ultimi" che per don Sergio erano l'incardi un Dio che non giudica, ma accoglie. Ha deciso di lasciare Verona, don Antonio.

E con Exodus quella parabola l'ha portata in giro per l'Italia. Don Sergio, invece, ha deciso di predicarla e di metterla in pratica nella sua città. Non prima di aver provato anche lui la vita degli "ultimi", facendo il clocard in alcune città. "Chi, come noi vive il disagio, non può fare una vita normale. Lui era più obbediente di me, ma le regole canoniche le abbiamo sempre declinate agli ultimi", continua don Mazzi.

Aveva scelto i carcerati, don Sergio. Diventando cappellano di quel Campone che negli anni Settanta brulicava di chi s'invischiava nella "Verona Bangkok d'Italia". "Fu il primo ad aprire una struttura per gli ex detenuti in via XX Settembre. E non fu per niente facile. Ma lui aveva capito che quelle persone non avrebbero avuto un futuro se non si fosse stato qualcuno ad accoglierle". È stato in quella struttura che don Pighi e monsignor Carlo Vinco si sono incontrati. "Ha sempre affrontato problemi difficili con passione, per tutta la vita. È stato una figura bella per la storia di questa città". Quella "passione" per un'umanità imperfetta ha portato don

Sergio a fondare nel 1972 la Comunità dei Giovani che con il Ceis e San Patrignano che nascevano negli stessi anni - divenne riferimento per chi dallo scannatoio della droga provava a uscire. È diventata una realtà nazionale, quella Comunità.

"Adesso spiega il presidente Paolo Fraizzoli - a Verona diamo lavoro a 50 persone, gestiamo il dormitorio del Camploy e una struttura per donne in Borgo Milano, facciamo progetti di comunità di strada, seguiamo 24 appartamenti dove vivono persone in difficoltà". Fino a 8 anni fa don Pighi era lì, nella sua Comunità. "Entrava in ogni stanza, faceva il giro dei dormitori. Salutava e diceva "vo in galera". In quel carcere di Montorio dove lo avevano soprannominato "don euro" perché aveva sempre una monetina per l'elemosina o il caffè. Ma non ha mai dimenticato il suo essere "prete", don Sergio. E con altri salesiani ha fondato quella parrocchia di

Santa Croce. La più grande della città. unica chiesa di Verona a non portare il nome di un santo. "Con don Sergio ha ricordato un altro salesiano, Francesco Cremon, "prete di strada" in Ciad - non mi veniva chiesto né di filosofia, né di alta teologia, ma di vivere alla giornata, di abitare la strada, di condividere case diroccate con giovani usciti di carcere, senza una famiglia, ingolfati di droghe, Di riscoprire insieme le piccole cose, i gesti di solidarietà condivisi, il perdono accordato e ricevuto, il mettere l'altro con la sua sofferenza al primo posto".

"La sua eredità - conclude Paolo Fraizzoli - è quella di stare insieme portandosi dietro gli ultimi. E la cosa più difficile, ma anche la più stimolante: non perdere mai l'umanità". I funerali di don Sergio Pighi "di anni 87 di età, 71 di professione religiosa e 61 di ordinazione sacerdotale", come recita l'epigrafe, si terranno martedì alle 14,30 nella "sua" parrocchia, a Santa Croce.