di Francesca Visentin
Corriere del Veneto, 19 giugno 2024
Un’adolescenza da bullo, qualche reato, il carcere. E poi la rinascita, una nuova vita da educatore e motivatore dei ragazzi “perduti”, a dimostrazione che c’è sempre un’opportunità per ricominciare. Questa la vera storia di Daniel Zaccaro, raccontata dallo scrittore veneziano Andrea Franzoso nel libro “Ero un bullo” (De Agostini), bestseller con 16 ristampe, tradotto in vari Paesi del mondo. Il libro ora diventa pièce teatrale che debutta questa sera in prima nazionale a Verona, al Cinema Teatro Nuovo San Michele (ore 21). Lo spettacolo è prodotto da Fondazione Aida, in collaborazione con l’assessorato all’Istruzione e la Settima Circoscrizione del Comune di Verona. Una pièce rivolta soprattutto a ragazzi e ragazze, a famiglie, insegnanti, educatori, educatrici e a chi pensa non sia mai troppo tardi per ricominciare, anche partendo da errori e fallimenti. Ero un bullo (stesso tiolo del libro), con la regia di Lucia Messina, contiene un forte risvolto educativo e motivazionale. “Magari c’è qualche ragazzo o ragazza che si riconoscerà nella mia storia - sottolinea Daniel Zaccaro -. Nella vita non esiste un copione già scritto. Fino all’ultimo si può decidere di cambiare il finale”. Lo scrittore Andrea Franzoso, che questa sera sarà presente al debutto della pièce, fa notare, riportando le parole di don Claudio Burgio del carcere minorile Beccaria: “Nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Daniel Zaccaro. Eppure quello che sembrava destino già scritto, ha preso una piega inaspettata dopo che Daniel ha incontrato adulti credibili. Il libro e la pièce parlano di bullismo, devianza giovanile, baby gang, dispersione scolastica, ma sono anche monito per gli adulti: che esempio diamo ai nostri ragazzi e ragazze, come possiamo intervenire, che fare e che cosa non fare?”. La storia di Daniel Zaccaro adolescente è comune a quella di molti ragazzi che sembrano “perduti”: vive a Quarto Oggiaro, periferia di Milano, cresce nei cortili delle case popolari, adora il calcio, a dieci anni gioca con la maglia dell’Inter. In famiglia pochi soldi e continui litigi. Durante una partita, manca il goal decisivo e il suo sogno di diventare un calciatore famoso si infrange. Alle medie Daniel è un bullo carico di rabbia e aggressività. Da lì alle rapine il passo è breve, finisce al carcere Beccaria. È considerato un ragazzo perduto, irrecuperabile. A segnare la svolta, l’incontro con don Claudio, il cappellano del carcere e altre figure positive di adulti e adulte. Viene affidato alla comunità di don Claudio e impara a guardare le cose da una nuova prospettiva. Oggi fa l’educatore alla comunità Kayrós di Milano.









