di Laura Tedesco
Corriere di Verona, 24 novembre 2023
Lo aveva fatto arrestare per maltrattamenti: “Ora la incolpano perché si è ucciso in cella”. Giovanni si è tolto la vita impiccandosi in carcere e adesso la compagna che l’ha denunciato è sommersa dall’odio degli hater. “Questo ragazzo non era perfetto, e non solo per colpa sua”. Il “ragazzo non perfetto” si chiamava Giovanni Polin: il 34enne montatore di mobili che domenica pomeriggio si è tolto la vita nel carcere di Verona. “Giovanni non era perfetto, aveva bisogno di sostegno e, quando si sono presentati i primi segnali di violenza, avrebbero dovuto parlargli, stargli vicino per capire cosa lo rendesse così insicuro”.
Parole, queste, che arrivano da una giovane donna veronese di nome Sofia: la sua, è tutt’altro che una posizione “facile”. Sofia infatti riveste un ruolo scomodissimo: sua sorella era la compagna di Giovanni. La coppia conviveva a Verona, ma la loro relazione negli ultimi tempi si era fatta altalenante, “tossica”, a tratti violenta: la sera del 28 ottobre scorso, stando alla denuncia della convivente, Giovanni avrebbe decisamente esagerato, arrivando ad alzare le mani e a farle del male. Per questo era stato arrestato e condotto in carcere, dove si trovava in attesa del giudizio immediato (in programma nel febbraio del 2024): il suo legale era al lavoro per fargli ottenere a breve i domiciliari, purtroppo non ce n’è stato il tempo, perché il tragico gesto attuato domenica dal 34enne mentre il suo compagno di cella era fuori per l’ora d’aria, ha vanificato tutto. Una tragedia su cui, per la Procura, non ci sarebbero punti oscuri né aspetti da approfondire: è stato infatti deciso di non disporre neppure l’autopsia.
Quello di Giovanni è stato il terzo suicidio registrato nel penitenziario veronese in soli tre mesi: “Un dramma che addolora profondamente anche me e mia sorella (l’ex convivente che ha denunciato il 34enne per maltrattamenti e lesioni, ndr), però in questa tristissima vicenda - interviene Sofia - c’è anche una seconda vittima e si tratta proprio di mia sorella...”. Come rivela infatti Sofia, la compagna di Giovanni “da quando lui si è tragicamente tolto la vita in cella, viene incolpata come se la causa del suicidio fosse stata lei. Mia sorella - rivela Sofia sta subendo pesanti attacchi sui social da parte di hater e anche di conoscenti della coppia, addirittura le arrivano minacce... Mia sorella dopo il suicidio di Giovanni viene colpevolizzata e dopo aver ricevuto ripetute minacce e messaggi d’odio, ha dovuto chiudere con tutti, bloccando contatti, eliminando numeri, trasferendosi e trasferendo pulire i figli in un’altra scuola, per tutelare la propria e altrui incolumità”.
È l’altra faccia dei social: in questa storia triste, c’era già una vittima e si trattava di Giovanni che ha pagato con la vita, e adesso c’è anche un’altra vittima, la compagna bersagliata online (e non solo) con cattiverie e minacce. Secondo la sorella di quest’ultima, Sofia, “Giovanni era un ragazzo solo, e posso comprendere molto bene il gesto e ciò che lo ha portato a questo, ma non possiamo dimenticare ciò che ha fatto solo perché vogliamo ricordarlo come preferiamo. Io stessa - continua Sofia - non riesco a dormire la notte perché continuo a vedere la sua faccia e mi dispiace molto per questa perdita, perché era un ragazzo giovane che non aveva ogni colpa, ma non posso dimenticare ciò che ha fatto e fingere che fosse perfetto.
Spero solo che dall’altra parte ci sia qualcuno ad abbracciarlo e che non si senta più solo come qui”. Sofia si rivolge direttamente anche a Giovanni: “Io sono anche dalla tua parte - gli dice - e non ignorerò ciò che hai vissuto”. Chi non vuole ignorare “ciò che Giovanni ha vissuto in cella” è anche Giulia Polin, la sorella del 34enne: “In tre settimane di detenzione a Montorio, né io né mio padre abbiamo potuto vederlo una sola volta, a me hanno solo concesso due telefonate da dieci minuti, non gli ho potuto mandare nemmeno un cambio di biancheria. Non è mai stato visto da una psicologa. Non ce l’ho con i dipendenti del carcere, ma ho intenzione di presentare un esposto su tutte le negligenze subìte a Montorio da mio fratello. Anche quando si finisce in cella - ricorda Giulia Polin - si ha il diritto di essere trattati come uomini, persone, esseri umani”.
La sorella non si capacita che Giovanni si sia ucciso e non si dà pace neppure Vito Biondo di Italia Moving srls, datore di lavoro del 34enne: “È riduttivo definirlo un mio operaio - si commuove Vito ricordandolo -. Per me Giovanni era amico e fratello, gran lavoratore che non si tirava mai indietro. Per come lo conoscevo io, non avrebbe mai fatto del male né al prossimo né a se stesso. Era pieno di progetti, prima di finire in cella pianificava il suo futuro e acquistava mobili per arredare casa. Non può essersi ammazzato, non riesco ancora a crederci. Più ci penso, più mi sembra impossibile. Giovanni amava la vita, Giovanni era la vita, non può essersela tolta così”.










