di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 17 gennaio 2025
Tra i 620 e i 630 detenuti, con celle in cui vivono anche 4 detenuti. È la casa circondariale di Montorio, il cui sovraffollamento è stato ricordato nell’incontro di martedì organizzato dal comitato veronese contro il disegno di legge sicurezza a cui ha aderito anche il Pd locale. Ddl che prevede nuovi reati e pene più severe e che rischia di portare al collasso le strutture carcerarie. “Più siamo, meglio è”. Quattro parole in cui è racchiusa la formula di un’adesione. Quella della federazione provinciale del Pd al comitato unitario veronese contro il disegno di legge Sicurezza, “che noi chiamiamo “decreto paura”, precisa il segretario Dem Franco Bonfante. Adesione arrivata dopo un incontro, martedì sera, promosso dalla trentina di associazioni cristiane e laiche e da Rifondazione Comunista, Movimento 5 Stelle, Verona Radicale e Cgil che di quel comitato sono l’ossatura. Una protesta, quella contro il ddl Sicurezza, che va ampliando le proprie fila.
“Avevamo già fatto una riunione con l’esecutivo per chiedere il parere dei vari nostri esponenti e c’è stata sostanzialmente un’unanimità sul dire che questo decreto è inaccettabile in alcune parti ed è la solita politica del forte con il debole e debole con i forti. Crediamo quindi che sia giusto contrastarlo, per quello che si può, sapendo benissimo che il governo ha un’ampia maggioranza e approverà quello che deve approvare”, le parole di Bonfante. Incontro, quello di martedì a cui ha partecipato un centinaio di persone e durante il quale il presidente dell’associazione Sulle Orme, don Paolo Pasetto ha spiegato come “questo disegno di legge non nasce dal nulla, ma da un approccio repressivo e discriminatorio”.
Con il professor Ivan Salvadori, docente di diritto penale all’università che ha messo in luce il “panpenalismo” - vale a dire l’ossessione di punire qualunque comportamento deviante con anni di galera - e i vari aspetti di incostituzionalità che ammantano il decreto. Incontro che ha una ricaduta politica “laterale”, che riguarda la maggioranza che governa la città, con la consigliera comunale di Sinistra Italiana Jessica Cugini che ha chiesto che “venga rapidamente modificato il regolamento di polizia urbana dell’era Tosi”.
E con una ricaduta che quel disegno di legge avrà su un luogo ammalorato della città. Quella casa circondariale di Montorio appestata dal sovraffollamento che ammorba tutte le carceri italiane. Ne ha parlato il garante dei detenuti don Carlo Vinco, di quelle possibili ricadute. “Andrebbe analizzato più profondamente il tema delle pene, di quali pene realmente servano, della loro quantità e della loro qualità”. Racconta, don Vinco, il caso di un detenuto condannato 11 anni per una rissa su un campo sportivo. Undici anni in cui questa persona “si è sistemata, ha trovato un lavoro, conduce una vita normale. Ma adesso è a Montorio, per scontare una pena di 6 mesi. Per una cosa così bisogna metterla in galera una persona?
Non ci sono altri modi?”. Quel garante che ha espresso “la preoccupazione che l’attuazione di un decreto così, visto l’ampliamento delle pene per vari tipi di reato, venga a gravare ulteriormente sulla situazione delle carceri che sono in una situazione sempre più penosa per il sovraffollamento e per gli organici che devono gestirlo. Alcuni giorni fa a Montorio eravamo tra le 620 e le 630 presenze”. In una casa circondariale dove, per dei lavori di ristrutturazione, una delle due sezioni femminili al momento non viene utilizzata e nell’altra ci sono almeno tre detenute per cella.
“O l’infermeria - continua don Vinco - dove in questo momento ci sono stanze con 4 persone. E delle celle con 4 persone non possono essere stanze di cura. Questo decreto purtroppo rischia di aumentare questa situazione, non certo di sollevarla. Senza contare il carico di situazioni psichiatriche che c’è e che non sono gestibili dal carcere. C’è bisogno di pene diverse per una persona psichiatrica. Non è chiudendola con 4 persone in cella che risolviamo”.
Con il segretario dem Bonfante che non demorde: “ovviamente la battaglia per riportare la normativa al buonsenso rimarrà anche dopo l’approvazione del decreto”, annuncia. Quello che prevede 14 nuovi reati e 9 tipi di aggravanti e che come ha sottolineato il professor Salvadori non solo sovraffollerà ulteriormente le carceri, ma intaserà anche i tribunali, scenario già paventato dal procuratore capo Raffaele Tito.









