di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 14 luglio 2024
La Camera Penale e la lettera di una detenuta: “Ora basta”. “Non chiedo la luna, nè la libertà... Chiedo semplicemente quello che è il mio diritto...”. E ancora: “Ora basta! Ogni giorno si sente di un altro suicidio di detenuti... Un’altra morte inutile.... Un numero di matricola...”. E ancora: “Da una donna forte sono diventata una persona fragile, stanca. La mia mente non riesce più a ragionare. È facile perdere equilibrio, speranza, forza mentale e finire da un giorno all’altro, come l’altra ennesima vittima della disperazione. Siamo in molti che aspettano di scontare le pene alternative, ma le risposte alle nostre istanze non arrivano mai”.
Una lettera. Quella scritta da una detenuta del carcere di Montorio. L’epitaffio sulla bara di Fabiano Visentini lo ha scritto lei. È il sesto detenuto che si è tolto la vita in 7 mesi in quella casa circondariale, Fabiano. Ci scontava una condanna per aver ucciso la sua convivente. Aveva 51 anni, Fabiano. Era di Sanguinetto. Si è ammazzato inalando la bomboletta di gas che viene data per il fornello che è in dotazione nelle celle.
“Sei suicidi negli ultimi 7 mesi sono un numero inaccettabile. E questo ennesimo episodio mette drammaticamente in evidenza i gravi problemi di sovraffollamento e le pessime condizioni di vita nelle nostre prigioni e nel carcere di Verona”, scrive il direttivo della Camera Penale Veronese in un comunicato il cui titolo è una lapide.
“Il carcere ormai non tende più alla rieducazione, ma alla morte di chi vi è affidato in custodia. Al 30 giugno scorso nella casa circondariale di Verona scrivono gli avvocati penalisti - erano stipate 608 persone a fronte di una capienza regolamentare di 335 persone ed effettiva di qualche decina di unità inferiore. si tratta all’evidenza di una situazione di una totale, conclamata e certificata illegalità che produce conseguenze tragiche come quella di ieri, che possono dirsi peraltro annunciate”.
Era in sciopero della fame, Fabiano. E la sua avvocata aveva fatto una segnalazione sulla sua situazione sanitaria. “Un segnale evidente che si è perso nell’affollamento delle persone, delle richieste, delle decine e decine di eventi critici che ogni giorno polizia penitenziaria, educatori e volontari del carcere si trovano oramai eroicamente a fronteggiare”, l’analisi della Camera Penale che rivolge alla magistratura “un forte invito”: “Il carcere deve essere veramente l’estrema ratio”, denunciando “l’indifferenza” del nuovo decreto carcere approvato dal governo pochi giorni fa. “Non è più possibile tollerare l’indifferenza e l’inerzia di fronte a una crisi umanitaria che si consuma quotidianamente nei nostri penitenziari”.










