di Andrea Priante e Lillo Aldegheri
Corriere Veneto, 22 aprile 2020
La Garante dei detenuti: fatto grave, ma erano stati mandati solleciti. Sboarina: due riunioni sul caso, non si è coordinata con le istituzioni. "La direttrice del carcere ha fatto quello che ha voluto, e quell'ex detenuto è stato messo in strada senza preoccuparsi del suo isolamento sanitario, nonostante le precise disposizioni del Prefetto". È la reazione del sindaco Sboarina, a quanto è avvenuto nei giorni scorsi, quando un detenuto positivo è stato scarcerato.
"La direttrice del carcere ha fatto quello che ha voluto, e quell'ex detenuto è stato messo in strada senza preoccuparsi del suo isolamento sanitario, nonostante le precise disposizioni del Prefetto". È molto dura la reazione del sindaco, Federico Sboarina, a quanto è avvenuto nei giorni scorsi, quando un detenuto indiano positivo al Covid 19 è stato scarcerato e per 24 ore ha tranquillamente vagato per il capoluogo, fino a essere fermato dai carabinieri mentre si trovava nella stazione di Porta Nuova. "Sulla questione spiega Sboarina - sono state fatte due riunioni del Comitato per l'ordine pubblico e sono girate svariate lettere fra le istituzioni coinvolte".
Il sindaco fa una cronistoria di quanto è successo. "L'ordinanza della Corte di Appello di Venezia che ha disposto il 14 aprile la scarcerazione - racconta il sindaco - era stata comunicata Comune, Prefetto e Aulss. Lo stesso giorno abbiamo risposto che non avevamo disponibilità di nessun posto nelle strutture di accoglienza, pur impegnandoci a reperire una sistemazione. Ulteriori verifiche - prosegue Sboarina - hanno confermato che i nostri posti erano tutti già occupati e quindi mi sono mosso con la Curia per trovare una sistemazione nella quale adesso, effettivamente, questa persona è alloggiata, con il Comune che fornisce i pasti e l'Aulss la vigilanza sanitaria".
Perché allora quella persona girava per la città? Sboarina spiega che "senza aspettare che l'impegno di tutti arrivasse a buon fine, come è accaduto, la direttrice del carcere ha provveduto da sola e senza avvertire nessuno della sua decisione. senza contare che avrebbe dovuto occuparsi anche del trasferimento al nuovo domicilio. Eppure - aggiunge il sindaco - nessun cittadino, nemmeno il più specchiato, se è positivo al virus può liberamente circolare, ma deve invece restare chiuso in quarantena".
Ed il sindaco conclude: "Il momento è complicato per tutti, ma finora abbiamo fatto fronte ad ogni singola emergenza con il coordinamento e la collaborazione fra istituzioni: se invece qualcuno non si coordina, succedono episodi come questo". Sulla stessa vicenda, peraltro, Margherita Forestan, Garante per i detenuti di Verona, sostiene che "l'episodio dell'indiano scarcerato è molto grave, ma la direttrice per giorni ha scritto a sindaco, prefettura e Usl, facendo presente la necessità di trovare un domicilio a quell'uomo. Non ha ricevuto alcuna risposta". Versione smentita però dalla ricostruzione del sindaco. La direttrice Maria Grazia Bregoli è convinta di aver fatto di tutto per contenere la diffusione del virus. Ma per il sindacato "si è trattato di un episodio gravissimo, che ha messo in pericolo i cittadini".
Quel che è certo, è che la situazione, a Montorio, è terribile. Ventinove detenuti positivi al coronavirus, una ventina di guardie contagiate, un agente finito in rianimazione per crisi respiratoria. E tra i malati, perfino i due medici e l'infermiere dell'istituto. "La situazione è sfuggita di mano", taglia corto Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria (Spp). Nei giorni scorsi ha presentato un esposto in procura a Verona dove snocciola un lungo elenco di presunti errori che sarebbero stati commessi dalla direzione della Casa circondariale in queste settimane di emergenza.
"E visto che va sempre peggio, sto preparando anche una seconda denuncia" anticipa. Tutte le parti sono concordi su di un giudizio: il rischio di contagio all'interno del carcere di Verona è ormai ingestibile. Al punto che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) del Triveneto ha inviato una circolare ai magistrati. "C'è scritto che nessun nuovo detenuto può essere assegnato alla casa circondariale di Montorio" spiega il procuratore Angela Barbaglio, che infatti ha dovuto scrivere agli altri istituti veneti chiedendo la disponibilità ad accogliere chi venisse arrestato a Verona da qui in avanti. In pratica, l'intera prigione è stata "congelata" a causa del contagio. Il focolaio sarebbe esploso nella terza sezione, dove sono reclusi stupratori, pedofili e uomini condannati per maltrattamenti.
"Ora è stata soprannominata "la sezione Covid" ma in seguito altri malati sono comparsi anche nella seconda sezione, dove dormono persone in semilibertà", confida una guardia al Corriere del Veneto. "All'inizio dell'emergenza, la direzione ha spiegato di non gradire che indossassimo le mascherine perché questo poteva generare preoccupazione tra i detenuti", aggiunge.
E anche adesso, i rischi non mancano: "Ogni giorno i detenuti giocano a calcio e vanno in palestra. Non c'è alcuna distanza tra loro e i contagi sono destinati ad aumentare". Vale anche per gli agenti di polizia penitenziaria, ovviamente. E dal suo isolamento domiciliare, una guardia positiva al Covid 19 racconta: "Mi sono contagiato lì dentro, e dopo giorni con la febbre alta per fortuna ora sto meglio. Con il mio avvocato sto valutando l'opportunità di chiedere i danni".










