di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 26 settembre 2024
Firmata la convenzione. I detenuti avranno tutor e percorsi formativi online. Un accordo-quadro è stato siglato dall’ateneo di Verona per creare nella casa circondariale di Montorio un “polo universitario penitenziario” che permetterà ai detenuti di frequentare i corsi di laurea. La cometa sulla cui scia è nato è quell’università è di tutti che è uno dei mantra del rettorato di Pier Francesco Nocini. E quell’”umanizzazione dell’ateneo che è sì ricerca e scienza, ma anche luogo di inclusione” adesso ha una nuova declinazione nell’accordo quadro “per le pari opportunità di studio e formazione alle persone detenute” nella casa circondariale di Montorio, o per quelle che siano in regime di limitazione della libertà individuale nella provincia di Verona.
Accordo-quadro che farà del carcere di Montorio un “polo universitario penitenziario”. Potranno frequentare qualsivoglia dei corsi dell’università di Verona, detenute e detenuti, ma anche chi la pena la sconta agli arresti domiciliari. Possibilità già garantita dalla Costituzione con il diritto allo studio per tutti e in essere anche per i detenuti di Montorio, ma che con l’accordo-quadro presentato ieri godrà di una serie di facilitazioni e di novità che permetteranno alla struttura universitaria di entrare e permeare quella carceraria. Sono una trentina i reclusi nella casa circondariale di Verona che, nei 18 anni in cui esiste il progetto “scuola superiore-università” di cui è responsabile il professor Mario Merlin, si sono laureati. Quattro quelli che, attualmente, stanno seguendo un corso di laurea: uno in Storia, uno in Scienze dei Servizi Giuridici, uno in Informatica e uno in Lingue Straniere. Natale sarà il periodo in cui l’accordo diventerà operativo, con percorsi formativi online attraverso piattaforme dedicate e il supporto di tutor - sia studenti che professori - affiancati anche da personale amministrativo che seguirà la parte burocratica dalle iscrizioni agli esami. Con le persone detenute che potranno accedere al patrimonio, anche librario, dell’ateneo. La retta sarà al carico del detenuto, calcolata in base all’Isee. Ha, dallo scorso anno, una “no tax area” alzata a 27mila euro di Isee, l’università di Verona. E questo garantirà a molti l’accesso gratuito ai corsi. “Massima attenzione - ha spiegato il magnifico rettore Nocini - sarà rivolta ai contenuti con la proposta, tra gli altri, di percorsi di formazione professionale. Proporremo, quindi, a queste studentesse e studenti percorsi di studio che partano dai loro bisogni per costruire insieme un’offerta formativa modulare, flessibile e un’esperienza di studio volta a promuovere il loro benessere e recupero sociale”. Un accordo-quadro che il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per il Triveneto, il centro per la giustizia minorile del Triveneto, il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti, il Comune di Verona e il garante dei diritti delle persone private della libertà personale, il tribunale di sorveglianza di Venezia, l’ufficio di sorveglianza di Verona e l’ufficio distrettuale di esecuzione penale esterna di Verona. A seguire l’accordo sarà il professor Ivan Salvadori, docente di diritto penale, nominato referente ai rapporti con la conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari. “Per le persone detenute quello della formazione culturale è un cardine fondamentale del percorso riabilitativo e questo accordo dimostra come quello che si può fare fuori dal carcere lo si può fare anche dentro”, le parole del provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria per il Triveneto Rosella Santoro. Con la direttrice di Montorio Francesca Gioieni che ha spiegato come il progetto possa essere un cardine per la “costruzione identitaria delle persone detenute per le quali la formazione può fare tantissimo”. In un progetto in cui il Comune di Verona - già attivo con i tavoli tecnici per la casa circondariale di Montorio con il garante dei detenuti don Carlo Vinco ha fatto da trade d’union tra i vari attori. “Lavorare per la riabilitazione di queste persone - ha concluso l’assessora alla Sicurezza Stefania Zivelonghi - è un dovere di quanti hanno, per ruolo e sensibilità, la possibilità di farlo”. Quello che è successo con l’accordo-quadro.










