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Corriere del Veneto, 28 aprile 2020


"Contrariamente a quanto dichiarato dal Sindaco, la direttrice del carcere di Verona non ha fatto "quello che ha voluto", ma ha ottemperato a una disposizione dell'autorità giudiziaria". È un passo della nota diffusa ieri da Gloria Manzelli, provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria per il Triveneto. Ed è solo l'ultimo capitolo del botta e risposta tra istituzioni sul caso del detenuto indiano scarcerato perché positivo al Covid-19.

Un passo indietro. Convinta che sia "impossibile rispettare, nel contesto del circuito penitenziario, misure di profilassi idonee a scongiurare pericolo di contagio per i detenuti e per chi lavora", la direttrice dell'istituto penitenziario di Verona chiede alla Corte d'Appello di liberare un indiano infettato dal coronavirus, e solo in seguito risultato negativizzato. I giudici acconsentono e la scarcerazione avviene il 18 aprile. Ma qualcosa non funziona: l'indiano vaga per la città e viene trovato dai carabinieri solo il giorno successivo in stazione.

Com'è potuto accadere? Il sindaco ha accusato la direttrice che "ha fatto quello che ha voluto, e quell'ex detenuto è stato messo in strada senza preoccuparsi del suo isolamento sanitario". In sostanza Federico Sboarina ha spiegato di non aver affatto ignorato l'appello della direttrice (e lo dimostra una lettera protocollata), pur spiegando di non avere alloggi a disposizione. Il Comune sperava di avere più tempo. Ma in una lettera, successiva alla scarcerazione, il sindaco scrive anche che l'ospitalità di detenuti positivi al Covid "esorbita dal proprio ambito di competenza" pur avendo poi trovato, grazie alla Curia, una sistemazione per ospitare l'uomo.

Ora interviene il provveditore. La direttrice - ricorda Manzelli nella nota - ha subito scritto a prefetto, sindaco e Usl spiegando la situazione e chiedendo loro "con sollecitudine un domicilio idoneo", ma dalle autorità "non sopraggiungeva alcuna disponibilità". Inoltre la sera del 17 aprile la Corte "disponeva di dare immediata esecuzione" al provvedimento. Quindi la direttrice non poteva far altro che liberare l'uomo. "La sua attività - conclude Manzelli - è sempre stata condivisa e supportata dal Provveditorato Regionale".