di Beatrice Branca
Corriere di Verona, 28 giugno 2025
L’incontro sulla rieducazione. In carcere parte un’attività produttiva di asciugamani. Elastici per Calzedonia, un ordine da un’altra azienda di 20mila shopper bag, ovvero le borse giganti in stoffa, e altri prodotti di sartoria per Falconeri, Gucci e altre maison. Tutta quella merce passa per la casa circondariale di Montorio dove 25 detenuti (13 donne e 12 uomini) lavorano con le macchine da cucire. Ci sono poi altre sette donne impegnate nella produzione delle marmellate e per la loro preparazione viene utilizzate la frutta scartata dai grossisti, ma ancora in buone condizioni e di qualità.
Altri 9 detenuti sono impegnati invece nei prodotti da forno con la cooperativa Panta Rei.
Poi ci sono altri 3 che con Reverse lavorano nella falegnameria, ma presto il laboratorio verrà ampliato e ci saranno ulteriori posti di lavoro. Sempre negli spazi della casa circondariale, arriverà inoltre a breve la realizzazione di asciugamani monouso per le catene d’alberghi. L’accordo è già siglato, mancano solo le macchine per partire con questa nuova produzione che darà un impiego ad altri detenuti.
Le attività sopra elencate però non bastano e l’idea è quella di cercare di convincere sempre più imprenditori a dare un’opportunità di lavoro ai detenuti. Per farlo la Camera Penale di Verona ha organizzato ieri il convegno “Investire nella Rieducazione”, accolto dalla direttrice del carcere Marigrazia Bregoli. “L’avvocatura non può solo protestare ma deve anche proporre e come Camera Penale - dice il presidente della sezione locale Paolo Mastropasqua - vogliamo creare un ponte tra il carcere e le aziende, due mondi che non si parlano molto”. Questo perché, secondo i dati del Cnel- Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, solo il 2% di chi è in carcere e trova un lavoro torna poi a delinquere.
Oggi sono 630 i detenuti a Montorio: quasi il doppio rispetto alle 335 persone previste dalla struttura. Di queste solo una piccola parte lavora. Dati alla mano, Vincenzo Semeraro, coordinatore dell’Ufficio di Sorveglianza di Verona riporta che in Veneto la media dei detenuti occupati, anche a Verona, è pari al 16%: piccola, ma decisamente più alta rispetto alla media nazionale del 6,4%. Un dato più positivo anche grazie al progetto di inserimento lavorativo avviato dalla Regione negli ultimi anni con l’agenzia Lavoro Veneto. Su 267 profili in 165 hanno ricevuto un voucher per formarsi e nel Veronese i detenuti hanno sviluppato le loro competenze in particolare nella manutenzione del verde e nella logistica. “Con il progetto Carceri della Regione c’è dal 2023 uno sportello del lavoro in ogni istituto - dice Semeraro -. Sono attivi percorsi formativi da 160 ore per 218 detenuti, 124 tirocini e ci sono 30 assunti”.
“Fare impresa nel carcere è possibile - aggiunge Rosella Santoro, provveditore dell’amministrazione penitenziaria Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige -. A Montorio ci sono tanti spazi vuoti dove le imprese possono allestire una parte della produzione senza pagare il locale. L’ostacolo sono le tempistiche, visto che ci possono volere tra i due e i tre mesi per avviare un percorso di lavoro a un detenuto. Gli imprenditori che lo hanno fatto sono però rimasti contenti e non sono più tornati indietro”. Tra le attività è stato portato l’esempio di Quid, realtà che opera nel settore moda da circa 10 anni e che dà una prospettiva di vita a chi è dietro le sbarre. “Abbiamo dato lavoro nel tempo a 150 persone - racconta Anna Fiscale, fondatrice del progetto. Chi è stato assunto in carcere ed è rimasto a Verona, una volta uscito, ha poi continuato nel nostro laboratorio ad Avesa”.











