di Lillo Aldegheri
Corriere Veneto, 30 settembre 2023
La lettera di un detenuto offre uno squarcio drammatico (e di prima mano) sul tema del “mercato nero” di metadone e di psicofarmaci all’interno del carcere di Montorio. Su queste vicende, l’ex sindaco Flavio Tosi, oggi parlamentare di Forza Italia, ha presentato un’interrogazione al governo, dopo che i suoi gruppi consiliari avevano depositato una mozione anche a Palazzo Barbieri. E intanto si attendono contatti tra la direzione del carcere e i vertici dell’Usl 9, per cercare di sopperire alla mancanza d’infermieri nel penitenziario. Proprio la scarsità di medici ed infermieri pare essere all’origine di un “mercato nero” tra le mura di Montorio ma anche di altre carceri italiane. Ed il meccanismo lo racconta anche la lettera di un detenuto, inviata all’associazione “Sbarre di Zucchero”, molto attiva nel dare sostegno a chi deve scontare la pena. Quando si viene arrestati, spiega il carcerato, passato anche da altri istituti di pena, è possibile fare richiesta di psicofarmaci: per molti detenuti sono davvero indispensabili, ma si può anche richiederli e poi non usarli, visto che i controlli medici, a causa della scarsità di personale, sarebbero rari.
Un tempo, racconta la lettera, i medicinali venivano forniti dagli infermieri giorno per giorno, mentre ora (per la scarsità di addetti) vengono forniti in modo che bastino per diversi giorni. Chi li ottiene, e poi non li usa, li rivende a chi ne ha più bisogno, ottenendo in cambio (con una sorta di prezziario) denaro o altro. Lo stesso meccanismo verrebbe usato anche per creare un “mercato nero” di metadone, approfittando del fatto che non ci sono abbastanza medici o infermieri per controllare l’uso che viene fatto delle “dosi” consegnate ai detenuti.
Il problema riguarda anche persone con problemi psichiatrici, talvolta gravi: le somministrazioni non possono essere seguite dal personale medico, a causa appunto delle carenze di organico, e ricevono la dose direttamente in mano, ragion per cui, spesso, possono evitare di assumendola ed invece rivenderla ad altri detenuti. Un meccanismo che penalizza chi davvero ha bisogno dei farmaci e che crea forme di criminalità e di abusi. Su questo tema sarebbero stati programmati incontri tra la direzione del carcere veronese ed i vertici dell’Usl 9, per cercare di aumentare il numero di infermieri disponibili.
Flavio Tosi ha presentato un’interrogazione al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e al suo vice, Francesco Paolo Sisto, chiedendo di avere informazioni sul numero e la tipologia di farmaci forniti ai detenuti nelle carceri italiane, con particolare riferimento alle strutture di Brescia e Verona, dove questa pratica è emersa. “Questa criticità ci è stata esposta dalla direttrice della casa circondariale di Montorio - spiega Tosi - ed è ritenuta sia da lei che dal sottoscritto causa di gravi disagi, talvolta anche con esiti fatali”. Tosi chiede di “andare in fondo alla vicenda senza reticenze o polemiche, poiché si tratta della sicurezza quotidiana di detenuti e lavoratori all’interno delle strutture carcerarie”.
La consigliera comunale Patrizia Bisinella aggiunge che “la legge italiana parla di rieducazione e reinserimento dei detenuti, ma ottenere questi obiettivi senza intervenire su quanto avviene ogni giorno nella vita di chi è recluso dietro alle sbarre di una cella è impossibile”. Tosi ha intanto chiesto al sindaco Tommasi, di fare da tramite tra le aziende, le categorie economiche e la direzione del carcere affinché aumentino le possibilità di dare un lavoro ai detenuti.









