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Corriere di Verona, 15 marzo 2025

La veronese Micaela Tosato, convolata a nozze il 4 marzo nel carcere di Rebibbia con il detenuto romeno Nicolae Ion di 52 anni, ha scritto una lettera al ministro Carlo Nordio per chiedere che il marito possa finire di pagare il suo debito con la giustizia in Italia. Questo perché Ion dovrebbe essere trasferito in Romania per scontare gli ultimi due anni di condanna. Il 52enne era a Montorio e solo pochi mesi fa è stato trasferito a Rebibbia. Ieri per lui si è tenuta l’udienza della Corte suprema di Bucarest, che sta valutando il suo caso. Secondo Tosato, il marito “ha un percorso detentivo perfetto”. In carcere a Montorio Ion ha studiato, conseguito un diploma e lavorato. Una volta scontata la pena avrebbe già un lavoro a Verona, oltre alla possibilità di ricongiungersi con la moglie. Il giudice - spiega Tosato - “dice che avere un lavoro, una famiglia, un percorso detentivo perfetto non sono motivi sufficienti perché lui sconti la pena in Italia”.

La lettera di Micaela Tosato

Gentile Ministro Carlo Nordio. Le scrivo una lettera aperta perché sicuramente ho più possibilità che lei la legga. Le PEC ministeriali fanno 1.000 passaggi prima, lo sappiamo. Le scrivo perché mio marito, Nicolae Ion, del quale sono certa avrà sentito parlare, perché al suo caso sono stati attenzionati i suoi sottosegretari dalla Garante Nazionale Irma Conti e dall’ Onorevole Flavio Tosi, mi ha appena chiamato dicendomi che da oggi, dopo aver tentato il suicidio poco tempo fa, inizia lo sciopero della fame, delle sete e della terapia. Dato che soffre di ipertensione e in passato ha avuto un ictus la cosa mi preoccupa non poco. Ieri c’è stata l’udienza della Corte Suprema di Bucarest, ancora non sappiamo l’esito, ma abbiamo ben poche speranze.

Il giudice che ha parlato con Nico, che ha partecipato all’ udienza in collegamento, dice che avere un lavoro, una famiglia (abbiamo lottato come leoni per riuscire a sposarci, insieme alla Garante di Roma Valentina Calderone, alla Garante Nazionale Irma Conti, all’ ufficio stato civile del Comune di Bovolone e con la collaborazione della Direzione del Carcere di Rebibbia NC), che aver fatto un percorso detentivo perfetto, lo dimostrano le relazioni della CC di Verona, che aver studiato conseguendo il diploma di terza media e aver frequentato l’istituto alberghiero interno all’istituto, lavorando in contemporanea (e solo chi è stato in carcere sa cosa vuol dire), non sono motivi sufficienti perché lui continui a scontare la sua pena in Italia, considerando che gli rimangono solo due anni per terminare.

Dice sempre questo giudice che l’Italia che conosce il suo percorso può sospendere il procedimento. Bene! Gli avvocati Simone Bergamini e Francesco Spanò hanno presentato ben sette richieste di sospensione alla Procura di Verona e altre istituzioni, documentando e argomentando il tutto, ricevendo come unica risposta che nel 2021 Nico non aveva rapporti solidi in Italia. Anche qui avremmo da rispondere dimostrando tantissime lettere, ma dal 2023 le cose sono cambiate. La nostra relazione era nota in sorveglianza e in Carcere a Verona. Ora mi chiedo, dato che è tutto documentato con diplomi, buste paga, proposta di assunzione, relazioni carcerarie, cosa deve fare di più un uomo che ha creduto nell’ articolo 27 della Costituzione Italiana? Ammazzarsi? Perché a questo lo state portando! Il suo non sarà uno dei tanti suicidi o una delle morti non classificate. Stavolta, come ho già detto, nessuno potrà dire non sapevo! Nemmeno lei. Mi aspetto una risposta da lei che è veneto come me, che è stato magistrato. Vengo a Roma, non c’è problema. Le inondo l’ufficio con tutta la documentazione. Mi deve dire perché questa integerrima istituzione giustizia non riconosce l’impegno di un detenuto nel voler cambiare. Con Osservanza.