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di Angela Petronio

Corriere di Verona, 15 luglio 2026

Il garante dei detenuti don Carlo Vinco: “Più di 600 persone detenute, a fronte dei 334 posti regolamentati. Sono sempre più numerose le persone molto giovani e affette da disturbi psichiatrici”. Oggi in Italia siamo oltre la soglia dei 64mila detenuti. Non sono numeri, ma persone: corpi, volti, storie, vite ristrette in spazi insufficienti, con personale insufficiente, attività insufficienti, cure insufficienti e prospettive insufficienti. Il sovraffollamento significa caldo insopportabile, celle invivibili, tensione continua, disagio psichico, autolesionismo, aggressività, suicidi”.

A scriverlo sono il portavoce, il coordinamento e la conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale. Quelli che si rivolgono, tramite una mobilitazione con il terzo settore iniziata lunedì e che si concluderà mercoledì alla politica e alla società civile con un appello. Quell’”interessatevi al carcere” che, inevitabilmente, echeggia anche a Verona. 

Per quella casa circondariale di Montorio che vive i mali di tutte le carceri italiane “anche se in condizioni meno gravi”, dice il garante dei detenuti don Carlo Vinco. Anche lui aderisce a quella mobilitazione. E racconta quella che è la realtà del carcere veronese. Parla, don Vinco di “più di 600 persone detenute, a fronte dei 334 posti regolamentati, numero sempre più determinato da persone molto giovani e da persone affette da disturbi psichiatrici o disturbi del comportamento, che lo stato detentivo spesso aggrava”. Non solo. Il garante denuncia come “in molte celle oggi convivono normalmente tre persone e in infermeria spesso le celle ne ospitano 4 e quasi sempre con gravi problemi psicologici”. 

Con la casa circondariale di Montorio che a due sezioni particolari: una per l’osservazione psichiatrica di detenuti provenienti da altre carcere e una per l’accoglienza di persone con malattia psichiatrica conclamata. Con quell’aumento di detenuti che - fa notare don Vinco - incide anche sul carico di lavori degli agenti della penitenziaria “il cui numero resta pressoché invariato, soprattutto in questo periodo estivo”. Periodo di caldo torrido, in un carcere in cui “le celle e i corridoi delle sezioni non hanno alcune possibilità di raffrescamento e questo, naturalmente, peggiora molto il disagio”. “Purtroppo - conclude don Vinco - i garanti hanno chiesto e sperato inutilmente in qualche forma di alleggerimento della situazione ma, come sappiamo il governo non ha fino ad ora proposti rimedi concreti”. Quelli che per i garanti passano da “un provvedimento deflattivo immediato, serio, selettivo e costituzionalmente orientato. Non è buonismo, è responsabilità”. Da qui la mobilitazione. E un monito: “Un sistema saturo non rieduca, non cura, non reinserisce e non produce sicurezza”.