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veronasera.it, 24 giugno 2025

L’associazione Luca Coscioni ha reso pubbliche le relazioni delle aziende sanitarie locali sulle visite effettuate negli istituti penitenziari italiani. In quello veronese sono state rilevate “celle disordinate, prive di raffrescamento e acqua calda”. Problemi di tipo igienico-sanitario e sovraffollamento. Sono queste le situazioni più critiche nel carcere Verona, stando alle ultime ispezioni sanitarie. È stata l’associazione Luca Coscioni a rende pubbliche le relazioni redatte dalle aziende sanitarie locali sulle visite effettuate negli istituti penitenziari italiani. I documenti sono stati ottenuti grazie ad un accesso civico avviato lo scorso dicembre e costituiscono un primo passo per fare luce sulle condizioni delle carceri italiane.

Le carceri venete - Sono sempre più difficili le condizioni di chi è rinchiuso in un carcere del Veneto. Le relazioni inviate dalle Ulss denunciano situazioni al limite della vivibilità, tra sovraffollamento, carenze igieniche, infiltrazioni, muffa e servizi essenziali assenti, come l’acqua calda e impianti di areazione. “Nel carcere veronese di Montorio - riferisce l’associazione Luca Coscioni - la capienza è superata di oltre 230 persone (592 detenuti contro i 355 regolamentari), con un incremento ulteriore registrato nel corso dell’anno. Mancano i bidet, le docce sono fatiscenti e le celle sono disordinate, prive di raffrescamento e acqua calda. E particolarmente grave è la situazione delle camere per l’osservazione psichiatrica, prive di impianti funzionanti”.

Ma anche nelle carceri delle altre province, i problemi sono tanti. “Nella casa circondariale di Belluno si riscontrano infiltrazioni, muffa, carenza di docce, infissi da sostituire, muri da tinteggiare, celle senza acqua calda e sezioni chiuse per inadeguatezza strutturale - ha proseguito l’associazione - E la sezione dedicata alla tutela mentale necessita di riapertura urgente. A Treviso, la situazione è definita “di sovraffollamento evidente”: 231 detenuti su una capienza regolamentare di 141. Mancano docce nei servizi igienici, non c’è acqua calda, e si segnalano muffe persistenti, arredi logori e condizioni strutturali inadeguate. Urgente anche un piano per la prevenzione della legionella. Le strutture di Santa Maria Maggiore e Giudecca a Venezia sono oggetto di monitoraggio costante, ma le questioni relative alla restrizione fisica e alla sicurezza rimangono aperte, rimandate ai Ministeri competenti e ai direttori penitenziari. Infine, a Vicenza, il deterioramento è evidente: 357 detenuti su una capienza di 278. Cucine non idonee dal punto di vista igienico-sanitario e celle dei semiliberi sovraffollate completano un quadro in peggioramento rispetto al 2023”.

Per il momento, all’associazione Luca Coscioni solo 66 aziende sanitarie hanno fornito la documentazione richiesta. Nella maggior parte dei casi, mancano però indicazioni su eventuali direttive regionali o sulle reazioni istituzionali alle criticità segnalate, aggravando un quadro già drammatico e rendendo difficile una valutazione efficace degli interventi messi in atto.

“Nella stragrande maggioranza dei casi - si legge nella nota dell’associazione - negli istituti di pena italiani non sono stati effettuati neanche interventi di ordinaria amministrazione, una negligenza che, già grave di per sé, si acuisce per il sovraffollamento di oltre il 134%”. Il dato è stato ricavato dal sito indipendente del giornalista Marco Dalla Stella, sul quale si legge che, al 29 maggio 2025, in Italia si contano 62.722 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 51.280 posti, dei quali 4.488 non disponibili.

L’associazione Luca Coscioni continuerà le sue azioni legali contro la negligenza e il mancato rispetto delle raccomandazioni sanitarie per le carceri. E ricorda infine che dal 2024 è attiva la piattaforma Freedom Leaks, che consente di segnalare in modo anonimo e sicuro violazioni del diritto alla salute nelle carceri.