di Laura Tedesco
Corriere di Verona, 1 dicembre 2019
Denuncia degli avvocati scaligeri: "Il carcere? Sia solo l'extrema ratio". Braccialetti elettronici al posto della detenzione nei sempre più sopraffollati carceri, a cominciare da quello di Montorio? Secondo gli avvocati scaligeri un flop che rischia di rendere sempre più invivibili le già precarie condizioni e i già risicati spazi per i detenuti all'interno dei penitenziari. Perché i tanto reclamizzati dispositivi di controllo alternativi alla reclusione dietro le sbarre a Verona non sono disponibili.
Braccialetti elettronici al posto della detenzione nei sempre più sopraffollati carceri, a cominciare da quello di Montorio? Un clamoroso bluff, un gigantesco flop che rischia di rendere sempre più invivibili le già precarie condizioni e i già risicati spazi per i detenuti all'interno dei penitenziari. Perché i tanto reclamizzati dispositivi di controllo alternativi alla reclusione dietro le sbarre, a vent'anni dalla loro introduzione sulla carta, restano ancora una rarità, se non addirittura introvabili. Un allarme che investe anche Verona, in prima linea nella protesta andata in scena 24 ore fa su scala nazionale.
Ieri, in contemporanea con i colleghi avvocati di tutta Italia, la Camera penale veronese ha infatti celebrato la "giornata dei braccialetti elettronici". È la quinta volta che ciò accade negli ultimi 5 anni, a dimostrazione che la situazione non si sblocca e le denunce finora sono cadute nel vuoto. Ma i problemi restano, come spiega senza mezzi termini la vicepresidente Barbara Sorgato: "Sempre più magistrati dispongono l'uso dei braccialetti, soprattutto per l'applicazione della misura cautelare, ma il numero dei dispositivi disponibili è insufficiente, nonostante sia stato aggiudicato il bando per la nuova fornitura di 12mila esemplari.
Il servizio - denuncia la penalista veronese - sarebbe dovuto partire nell'ottobre del 2018, ma ciò non è accaduto a causa del ritardo da parte del Ministero dell'Interno nella nomina della commissione di controllo". Il risultato? Nella teoria, "le procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici dei detenuti agli arresti domiciliari" risultano disciplinate da circa 20 anni e da 6 il Legislatore ne ha stabilito l'"uso prevalente". Nella pratica, però, le cose anche a Verona stanno andando all'inverso, perché la richiesta di braccialetti elettronici per gli arresti domiciliari ha ormai superato, da tempo, la disponibilità dei dispositivi. Per tale ragione, pur potendo usufruire della misura, alcuni detenuti restano in carcere.
Tale circostanza, se da un lato dimostra come i magistrati stanno ricorrendo più frequentemente a questa misura di custodia cautelare, dall'altro crea enormi disparità di trattamento. Dunque la normativa ad oggi è rimasta poco meno che lettera morta: basti pensare che a Verona nessun dispositivo risulta in concreto non soltanto applicato, ma nemmeno disponibile.
Uno "zero" che ha riflessi sull'intero sistema. "Il ricorso ai braccialetti elettronici contribuirebbe a mitigare il problema del sovraffollamento carcerario e concorrerebbe a realizzare l'obiettivo di un sistema più umano, nel quale il carcere si ponga come estrema ratio ha ribadito ieri con un sit in davanti al tribunale il direttivo dei penalisti scaligeri - obiettivo che sembra rimanere ai margini di logiche di natura economica che nulla hanno a che vedere con i valori, di rango costituzionale, della sacralità della libertà personale e della funzione rieducativa della pena".










