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di Laura Tedesco


Corriere di Verona, 18 settembre 2019

 

"Il fatto non sussiste". Cibo scadente ai detenuti di Montorio: nessun colpo di scena ieri al processo davanti al giudice Camilla Cognetti che, dopo la richiesta di assoluzione formulata a luglio dal pm, ha effettivamente visto cadere le accuse contestate agli imputati.

L'ipotesi di reato era frode nelle pubbliche forniture: dalla Procura vennero indagati il rappresentante della ditta che gestiva la fornitura del cibo e le due responsabili di una delle ditte a cui è subappaltato il servizio. La frode si sarebbe consumata dall'ottobre 2012 all'ottobre 2013: ma in aula, a raccontare tutt'altra verità, erano stati due imputati, ovvero i responsabili di una delle ditte subappaltanti, Michela e Savino Tiraboschi, rispettivamente legale rappresentante e gestore di fatto della Ortobergamo srl.

Stando all'accusa, avrebbero "fornito beni in cattivo stato di conservazione e alterati, con muffa, marci, inadatti al consumo, da qualificare in più occasione come materiali di scarto e difformi per qualità dal contratto di fornitura".

Otto detenuti, al processo si erano costituiti parte civile, chiedendo i danni. Alle scorse udienze, tra i vari testimoni, spiccavano appunto i Tiraboschi, padre e figlia, secondo cui "nessuno ha mai agito per lamentare l'inadempimento nelle forniture svolte a Montorio né chiesto la risoluzione del contratto e le occasionali contestazioni sulla qualità della merce giungevano solo da questa casa circondariale, e non da altre strutture, come quella di Vicenza". E ieri sono stati assolti.