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di Luca Stoppele

veronasera.it, 17 marzo 2025

È il 18esimo carcerato che si toglie la vita in Italia quest’anno. Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria: “Situazione complessiva risente del grave sovraffollamento generale e della straordinaria penuria di agenti”. Un uomo di 69 anni di nazionalità senegalese si è tolto la vita nel carcere di Montorio. Il detenuto avrebbe finito di scontare la sua pena nel 2030, ma si è suicidato impiccandosi con un laccio. Dall’inizio dell’anno, sono stati 19 i suicidi nelle carceri italiane: 18 da parte di detenuti, più quello di un operatore. “Il carcere, lungi dall’essere strumento di recupero e risocializzazione è ormai luogo di morte e di sofferenze atroci, per detenuti e lavoratori, in primis quelli del corpo di polizia penitenziaria che vedono svilito e mortificato il proprio diuturno sacrificio”, ha commentato Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria, nel condividere ieri, 16 marzo, la notizia del suicidio avvenuto nel carcere veronese.

“Anche a Verona la situazione complessiva risente del grave sovraffollamento generale e della straordinaria penuria di agenti della polizia penitenziaria - ha aggiunto De Fazio - Sono 590 i reclusi presenti a fronte di soli 318 posti disponibili, gestiti da 318 operatori di polizia penitenziaria, quando ne necessiterebbero almeno 420. Del resto a livello nazionale sono 16mila i detenuti oltre la capienza, mentre ammontano a oltre 18mila le unità mancanti alla polizia penitenziaria, la quale subisce carichi di lavoro insostenibili e viene sottoposta a turnazioni massacranti con la compressione dei più elementari diritti, nella sostanziale indifferenza delle istituzioni. Il ministro della giustizia Carlo Nordio e il Governo Meloni hanno il dovere di fermare la carneficina in atto, così come hanno l’obbligo di legge, politico e morale di garantire condizioni di lavoro accettabili e dignitose alle donne e agli uomini della polizia penitenziaria, che sono ormai stremati nelle forze e mortificati nel morale. Servono interventi immediati per deflazionare compiutamente il sovraffollamento detentivo, rafforzare gli organici degli agenti, garantire l’assistenza sanitaria e avviare riforme strutturali. Il sistema penitenziario è al collasso”.

E alle parole di De Fazio si sono aggiunte anche quelle dell’europarlamentare del Partito Democratico Sandro Ruotolo: “Ho visto con i miei occhi il fallimento del sistema penitenziario italiano: celle sovraffollate con 9-10 brande in pochi metri quadri; condizioni igieniche inaccettabili; detenuti ammassati in cortili minuscoli, cibo indegno; caldo soffocante d’estate e un numero ridicolo di psichiatri per affrontare il disagio mentale - ha riferito Ruotolo - Non è un caso che sempre più persone in carcere si tolgano la vita. Non è un caso che la disperazione sia diventata la regola. Sovraffollamento, carenze di organico, condizioni di vita disumane e una disperazione che si trasforma in tragedia. Non possiamo più girarci dall’altra parte. Il Governo ha il dovere di fermare questa escalation. Non si può accettare che nelle carceri italiane si muoia così. La destra continua a promettere nuove carceri, ma non guarda dentro le carceri. Un Governo che ignora la disperazione e gioca sulla pancia del Paese, senza pensare al suo futuro. Morire di carcere non può essere la regola. In un Paese civile, tutto questo sarebbe inaccettabile”.