di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 8 dicembre 2024
La mamma, con lui in ospedale, ha dato il permesso di staccarlo dalle macchine. È stata chiesta l’autopsia per Robert Octavian Radion, il 24enne che si è tolto la vita nella Casa circondariale di Montorio impiccandosi. La sua morte ha riaperto la questione dei suicidi in carcere. “Un carcere sovraffollato, senza occasioni di studio e lavoro per le persone detenute, per definizione non può rispondere alle finalità di rieducazione e reinserimento sociale che la Costituzione assegna alla pena. Finalità dimenticate da un governo che sta a guardare il perpetuarsi di una condizione detentiva inumana, che non è spiegabile se non con logiche punitive e di vendetta”. Marco Vincenzi, coordinatore di Verona Radicale ha commentato così il quarto suicidio del 2024 nel carcere di Montorio. Quello di Robert Octavian Radion, 24 anni compiuti de una vita tra reati, galera e quel male di vivere che spesso tramutava in rabbia.
Ma che mercoledì sera ha incanalato nel lenzuolo con cui si è impiccato in cella. Un’agonia di due giorni, la sua. Fino a venerdì. Fino a quando sua madre ha dato l’approvazione per staccarlo dai macchinari che lo tenevano in vita. Verrà eseguita l’autopsia sul corpo di Robert. Ma la sua storia, lui, l’aveva già scritta. Aveva tentato più volte di farla finita. Mercoledì ha chiesto come se nulla fosse una sigaretta all’agente di polizia penitenziaria che stava facendo il solito giro di controllo. Lui gliel’ha data.
Il tempo di passare dalle altre celle, tornare indietro e trovarlo impiccato. Robert, che chiunque lo conoscesse definisce un ragazzo con “seri problemi psichiatrici, che non doveva stare in un carcere ma in una struttura di cura”. Da Venezia era stato trasferito perché, diceva, era stato picchiato. E quando è arrivato a Verona, in una visita in ospedale gli è stata riscontrata una lesione alla milza. Viveva, Robert, quella “incompatibilità” con il carcere che è il comun denominatore tra molti degli oltre 600 detenuti della casa circondariale di Montorio. Sovraffollamento del 140%, il penitenziario veronese.
“C’è una percentuale elevata di tossicodipendenti e malati psichiatrici - conferma Maurizio Mazzi, volontario de La Fraternità e presidente della conferenza regionale volontariato e giustizia. È una situazione intollerabile, anche perché non ci sono segnali dal governo. Anzi, ha aumentato anche il numero dei reati. A Montorio c’è carenza di servizi sanitari e anche di lavoro per i detenuti”. Un’”alienazione” che aveva avviluppato anche Robert. “Voleva morire con tutte le sue forze. E quello del carcere non era il luogo dove doveva stare”, ribadisce simone Bergamini, suo avvocato e referente dell’osservatorio giustizia della Camera Penale veronese.
“Persone con problemi psichiatrici come lui dovrebbero stare in strutture dedicate. Nelle Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza”. Ce n’è una sola, per tutto il Triveneto. È a Nogara. E anche quella è stipata. “Sarebbe stata - riflette l’avvocato Bergamini - la soluzione ottimale, per Robert. Come per molti altri detenuti. Ma è sovraffollata. O sottodimensionata, che dir si voglia. La lista d’attesa è di oltre un anno. E questo è un altro gravissimo problema dell’attuale situazione carceraria”.









