veronasera.it, 5 febbraio 2024
Per il quinto suicidio in tre mesi a Montorio, presidio organizzato da Verona Radicale. Mentre il Comune “proseguirà ancora più incessante il lavoro di sensibilizzazione e approfondimento”. Non è caduto nel silenzio il suicidio in carcere del 38enne ucraino detenuto a Montorio. Il quinto in tre mese nel penitenziario veronese e il 14esimo in Italia da inizio anno, seguito in poco tempo dal 15esimo caso avvenuto a Carinola, in provincia di Caserta, dove a togliersi la vita è stato un 58enne con disabilità.
Grazie anche all’attività delle associazioni come la veronese Sbarre di Zucchero, il tema dei suicidi in carcere non viene più ignorato dalla politica, sia a livello nazionale che a livello locale. Anche se, ancora, non s’intravedono soluzioni. “Il tasso di suicidi in carcere è 20 volte superiore ai suicidi delle persone libere - ha denunciato a Today Samuele Ciambriello, portavoce nazionale della conferenza dei garanti locali dei detenuti - Occorrono risposte concrete qui e ora, prima che ci sia l’irreparabile. Occorre intervenire sull’organizzazione delle carceri, sul numero di psicologi, psichiatri ed educatori, figure di ascolto e di mediazione, ma anche sul numero dei progetti di inclusione sociale e di lavoro. Occorre intervenire sulla concezione educativa che non c’è dentro il carcere. E occorre intervenire anche sulla coscienza civica rispetto a chi considera il carcere una risposta semplice a bisogni complessi, come la sicurezza”.
E per il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp Leo Beneduci, bisognerebbe intervenire anche sugli agenti che sono “pochi e male organizzati. Il sistema è da rinnovare integralmente, a partire dai vertici, pena danni irreparabili non solo per l’utenza e per il personale che opera nelle carceri ma anche per la collettività nazionale”.
Il problema sarà affrontato in Parlamento, dove in settimana la commissione giustizia della Camera presieduta dal veronese Ciro Maschio ascolterà l’audizione del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Russo.
Ma anche in provincia di Verona, i suicidi dei detenuti a Montorio sono un fenomeno di cui si discute e contro cui ci si mobiliterà con un presidio pubblico che sarà organizzato nei prossimi giorni da Verona Radicale. “Sul sovraffollamento pesano il ricorso eccessivo alla custodia cautelare, sopra la media europea, nonché le varie leggi repressive emanate negli anni che hanno creato picchi incarcerazione - hanno commentato Marco Vincenzi, Fabio Fraccaroli e Laura Parotto di Verona Radicale - Basti pensare che, dei 56.196 detenuti presenti nelle carceri a fine 2022, oltre 19mila, uno su tre, erano persone alle prese con una condanna per droga. Le istituzioni devono agire subito affinché il numero totale dei detenuti sia rapidamente ricondotto alla capienza legale. Occorre poi potenziare le misure alternative, ricorrendo alla pena detentiva solo come extrema-ratio e favorendo opportunità pedagogiche e assistenziali, esperienze lavorative e formative che permettano il reinserimento sociale del condannato. Inoltre, va affrontato l’urgente problema della carenza di personale di ogni professionalità nelle carceri, al fine di migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutta la comunità penitenziaria”.
Nel frattempo, il Comune di Verona, esprimendo cordoglio per l’ennesimo suicidio a Montorio, ha promesso di fare la sua parte per migliorare le condizioni detenuti. “Proseguirà ancora più incessante il lavoro di sensibilizzazione e approfondimento dei temi riguardanti la vita in carcere sin qui svolto con l’istituzione del tavolo tecnico tra assessorati, terzo settore e direzione del carcere, convocazione di commissioni consiliari, incontri con le associazioni che operano nel carcere, oltre che contatti con le massime autorità preposte, recentemente invitate e attese per un confronto a Verona”, hanno dichiarato gli assessori Luisa Ceni, Italo Sandrini e Stefania Zivelonghi.
Mentre la consigliera comunale di In Comune per Verona Jessica Cugini chiede anche al Governo di intervenire. “Occorre una vera riforma del sistema che parta dal dare una risposta all’alto tasso di sovraffollamento degli istituti penitenziari, alle condizioni inumane vissute dalle persone detenute, private di luoghi vitali, di spazi sociali, di adeguata formazione e assistenza sanitaria e psichiatrica, e a cui sempre più spesso vengono meno le primissime necessità - ha dichiarato Cugini - In giorni in cui vengono raccontate le condizioni di detenzione della nostra connazionale Ilaria Salis nelle carcere ungheresi, il guardasigilli Carlo Nordio consiglia ad Orban di osservare le norme europee. Ma ricordiamo a Nordio che neanche l’Italia le rispetta, vista la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo”.
Suicidi in carcere, Tosi ha chiesto al Viceministro Paolo Sisto di intervenire (telenuovo.it)
Dopo l’ennesimo suicido in carcere a Montorio, Flavio Tosi, dopo la risposta alla sua ultima interrogazione parlamentare, ha chiesto nuovamente al Viceministro Paolo Sisto di intervenire.
“La misura è colma. Questa volta a togliersi la vita è stato un giovane cittadino ucraino incensurato, non riusciva a sopportare la detenzione: il poveretto, arrestato appena un mese fa giustamente per proteggere la moglie che lo aveva denunciato, aveva anche una figlia e lavorava regolarmente. Al secondo tentativo di suicidio, purtroppo è riuscito nell’intento; in un caso come questo, dove vieni incarcerato per motivi precauzionali e risulti incensurato, dovresti avere la possibilità di telefonare alla mamma tutti i giorni” dice Tosi.
“Anzi, il sistema dovrebbe prevedere delle misure cautelari diverse, non è ammissibile che ancora prima della eventuale sentenza, il trattamento sia pari a quello che subisce un condannato per reati gravissimi. Speriamo che una volta tanto, anche il Sindaco e il Garante dei Detenuti del Comune di Verona si attivino senza dover essere sollecitati, questa assurda morte si poteva e si doveva evitare” chiosa Tosi.










