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veronasera.it, 23 aprile 2025

“Necessario pensarlo parte integrante della nostra comunità”. Il movimento civico promuove un incontro dedicato al carcere veronese per riflettere sulle condizioni di vita dei detenuti e delle detenute. Prosegue l’impegno del movimento civico Traguardi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni della casa circondariale di Montorio. Dopo la visita effettuata lo scorso 16 aprile insieme a “Nessuno Tocchi Caino” e a Verona Radicale, Traguardi torna dunque a dare voce a chi vive quotidianamente la realtà del carcere, organizzando l’incontro pubblico “Voci dal carcere. In ascolto della Casa Circondariale di Montorio-Verona”.

L’appuntamento è fissato per questa sera, mercoledì 23 aprile alle ore 20.45 presso il Circolo Primo Maggio di Montorio. Si tratterà di un momento di confronto e ascolto aperto alla cittadinanza, con l’obiettivo di accendere i riflettori su una situazione spesso dimenticata. Tra le criticità segnalate in una nota dal movimento civico Traguardi, figurano in particolare “un perenne sovraffollamento, la difficoltà di accesso alle cure mediche e psichiatriche, la mancanza di personale e l’aumento dei suicidi”.

A prendere la parola questa sera saranno Don Carlo Vinco, garante dei detenuti del carcere di Montorio, Ivan Salvadori, docente di Diritto penale all’università di Verona, ed Elena Brigo, presidente della cooperativa Panta Rei. A moderare il dialogo sarà Tommaso Cipriani, membro del direttivo di Traguardi. Durante la serata sarà possibile ascoltare anche la testimonianza diretta di chi ha vissuto l’esperienza del carcere, offrendo uno sguardo autentico e umano dall’interno delle mura. Nonostante la gestione degli istituti penitenziari sia una competenza del ministero della giustizia e non del Comune, per Traguardi (che vede in Claudia Annechini, presidente dell’ottava circoscrizione, una delle sue voci più attive), il tema delle carceri è da sempre centrale e “da seguire con attenzione e impegno”.

L’incontro è gratuito e aperto alla cittadinanza: “In una società che voglia definirsi giusta e inclusiva, il carcere deve offrire un tempo e uno spazio dedicati alla ricostruzione della persona. - commenta Tommaso Cipriani di Traguardi - Questo significa garantire l’accesso alla psicoterapia, a cure mediche adeguate, allo studio, al lavoro, ai legami familiari. Senza questi strumenti, è difficile immaginare che la detenzione possa produrre un cambiamento positivo. È necessario ripensare il rapporto della nostra comunità con il carcere, - conclude Tommaso Cipriani - affinché non venga più visto come un non-luogo o come un inquilino scomodo presente sul nostro territorio, ma che sia invece inteso come parte integrante della nostra comunità”.