veronasera.it, 11 dicembre 2023
L’avvocatura penale scaligera chiede un cambio di rotta dalla “visione carcerocentrica” della sicurezza. L’associazione Sbarre di Zucchero: “Carcere non è luogo adatto per fare scontare la pena a soggetti fragili”. Tre suicidi in un mese nel carcere veronese di Montorio. L’ultimo si è verificato venerdì scorso, 8 dicembre, e a compierlo è stato un ragazzo straniero che aveva scontato una pena di tre anni di detenzione e sarebbe tornato in libertà tra tre mesi. Un episodio che, insieme agli altri avvenuti nelle settimane scorse, ha spinto la Camera Penale Veronese a una riflessione, vista “la sistematicità con cui tali eventi oramai accadono, segno di una sofferenza interiore tanto diffusa quanto poco conosciuta”.
Per la Camera Penale Veronese, le cause di questa “sofferenza” che porterebbe poi al suicidio sono il sovraffollamento e la carenza di quel personale che intercetti e prevenga i gesti estremi dei detenuti. “Pare evidente che non sia possibile garantire quell’approccio individuale che l’ordinamento penitenziario pone alla base del percorso rieducativo e trattamentale - ha commentato il direttivo della Camera Penale di Verona - Tutto questo, poi, in un contesto normativo che ha recentemente visto, da parte del Governo, l’approvazione di un disegno di legge improntato dalla ormai consueta visione carcerocentetrica, con l’introduzione di nuove fattispecie di reato, l’inasprimento delle pene per i reati già esistenti, l’estensione del catalogo dei reati ostativi e la limitazione dei benefici penitenziari. Una prospettiva radicalmente contraria a quella che si dovrebbe adottare. È giunto il momento di alzare la voce e l’avvocatura penale scaligera è pronta a fare la sua parte, anche deliberando lo stato di agitazione ed a proclamare l’astensione dall’attività di udienza, se ciò sarà necessario per riportare l’attenzione delle istituzioni sulla gravissima situazione in cui versa la casa circondariale di Verona”.
L’intervento della Camera Penale Veronese è stato condiviso dall’associazione Sbarre di Zucchero, che intanto ha scritto al deputato veronese Flavio Tosi, invocando un suo intervento. “Il carcere non è luogo adatto per fare scontare la pena a soggetti fragili, che necessitano assolutamente di una seria e costante presa in carico da parte delle Asl competenti - si legge nel messaggio scritto dall’associazione veronese - La cura ed il trattamento di tossicodipendenze e patologie mentali non debbono più essere di esclusivo carattere farmacologico. Si fa notare come, in occasione di questi tragici episodi, vada in scena l’ormai arcinoto teatrino dello scaricabarile tra direzioni penitenziarie e Asl, senza mai veder partorire un barlume di soluzione che abbia come obiettivo principale la salvaguardia della salute e della vita della popolazione ristretta, popolazione che è sotto la totale custodia dello Stato e che sotto tale custodia continua a morire”.
E mentre +Europa, attraverso Enrico Migliaccio e Anna Lisa Nalin, chiede “un forte intervento da parte del sindaco Damiano Tommasi e dell’amministrazione comunale per chiarire cosa sta succedendo nel carcere di Montorio, la consigliera comunale Jessica Cugini auspica invece un intervento a livello nazionale “Montorio per tante persone è un carcere transitorio - ha dichiarato Cugini - Lo è per chi attende giudizio, così come lo è per chi ha avuto una condanna e si trova in reclusione a scontare una pena breve. Ed è soprattutto per queste persone a modesta pericolosità sociale che vanno pensati da subito dei percorsi di rieducazione, recupero e avviamento al lavoro. Una presa in carico che il Comune di Verona ha messo in atto. Rimane la vastità delle competenze governative e ministeriali, che devono partire da una presa d’atto: la sicurezza si conquista non con l’aumento delle pene, bensì con un aumento di percorsi di inclusione lavorativa e di salute psicologica e psichiatrica”.










