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di Roberta Merlin

Corriere del Veneto, 2 marzo 2025

Filippo Turetta, recluso a Verona per il femminicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, è stato trasferito dalla sezione “protetti” alla sezione riservata ai detenuti comuni. Condannato all’ergastolo il 3 dicembre scorso per il sequestro e l’uccisione della studentessa ventiduenne di Vigonovo, il giovane padovano è in carcere a Montorio dal 25 novembre 2023, dopo il suo arresto in Germania. È nella sezione riservata ai reati di forte riprovazione sociale, anche per la necessità di maggiore sorveglianza sanitaria. A quasi tre mesi dalla condanna la direzione della casa circondariale di Montorio ha però deciso di spostarlo, a causa del sovraffollamento della struttura, trasferendolo dalla terza sezione protetta alla quarta, destinata ai detenuti con pene lunghe.

Il trasferimento ha suscitato preoccupazione tra i legali di Turetta, Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, che hanno inviato una segnalazione alla direzione del carcere, alla Corte d’Assise e alla Procura di Venezia. Gli avvocati temono infatti che, a contatto con altri detenuti, il ventitreenne di Torreglia possa trovarsi in un ambiente ostile, considerando anche la forte eco mediatica che ha accompagnato il caso. Pur riconoscendo la legittimità del provvedimento, i difensori hanno sottolineato “la necessità di garantire particolare attenzione al detenuto, soprattutto in vista della pubblicazione delle motivazioni della sentenza (prevista per metà aprile), poiché le manifestazioni di ostilità potrebbero intensificarsi”. Secondo Caruso e Cornaviera l’ostilità pubblica, alimentata dalla stigmatizzazione della vicenda, potrebbe avere infatti ripercussioni all’interno del carcere. “Si tratta solo di un scrupolo professionale”, ha detto ieri l’avvocato Caruso, facendo riferimento all’imminente scadenza per la pubblicazione delle motivazioni della sentenza all’ergastolo, fatta slittare dal Collegio dal 3 marzo a metà aprile.

Preoccupati il trasferimento del figlio i genitori del giovane, Nicola Turetta ed Elisabetta Martini. La famiglia, conferma il loro avvocato Paola Rubini, è preoccupata per un’eventuale escalation di ostilità legata sempre alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza. Le ragioni giuridiche della condanna all’ergastolo dello studente chiariranno la scelta di non riconoscere le aggravanti della crudeltà e degli atti persecutori, ma anche la decisione di non disporre una perizia psichiatrica su Turetta. La difesa aveva deciso di non richiederla, probabilmente anche per evitare di alimentare il clima ostile. Un accertamento che però potrebbe essere disposto in caso di impugnazione della condanna, anche se non è detto che il giovane scelga di tentare di ottenere uno sconto di pena. Dopo la lettura della sentenza aveva infatti dichiarato “di accettare la pena e di volerla scontare”. Ora tuttavia il trasferimento alla sezione ordinaria potrebbe rendere più difficile l’esperienza carceraria per Turetta poiché, come conferma un ex volontario del carcere di Verona, “gli autori di reati contro donne e bambini non sono ben visti dagli altri detenuti”.

Lo studente potrebbe dunque dover affrontare un ambiente più difficile, con commenti e reazioni che fino ad ora non aveva dovuto subire nella sezione protetta. “Per il momento non è successo nulla di grave a Filippo - conferma il garante dei detenuti del carcere di Verona, don Carlo Vinco - quello disposto dalla direzione è un trasferimento legittimo per chi deve scontare una pena lunga. Il problema del sovraffollamento è invece molto preoccupante e peggiora le condizioni già difficili dei detenuti”.