di Riccardo Mirandola
L’Arena, 14 aprile 2025
“A fine pena potrebbero diventare un lavoro”. I florovivaisti hanno donato tutti gli attrezzi. L’obiettivo produrre ortaggi da consumare all’interno dell’istituto. Realizzare e curare un giardino, un frutteto o un orto sono gli obiettivi della serie di corsi di formazione che da alcuni mesi sono stati attivati per i detenuti della sezione maschile del carcere di Montorio. Il progetto è organizzato dalla cooperativa Lavoro & Società in stretta collaborazione della direzione della struttura penitenziaria e l’Area Trattamentale del carcere stesso e grazie anche ad alcuni fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per le docenze la cooperativa si è avvalsa di alcune figure professionali qualificate del mondo del florovivaismo veronese che si sono impegnate a tenere lezioni teoriche e pratiche nell’istituto creando un orto giardino formato da una superficie destinata alla piantumazione di essenze arboree, piante da frutto verdure.
La metodologia - Il terreno è stato coltivato seguendo un percorso di produzione e manutenzione biologica per creare un mini ecosistema che riguarda circa 1.500 metri quadrati di terreno. I detenuti, suddivisi in piccoli gruppi di lavoro e per un totale ad oggi di circa 40 partecipanti, si sono dedicati alla preparazione del terreno, la messa a dimora delle piante concordate con i docenti, la scelta delle varietà orticole da coltivare, la loro concimazione e la difesa da insetti.
Il tutto è stato possibile anche grazie alla collaborazione dell’Associazione Florovivaisti Veneti che ha donato tutte le attrezzature necessarie per le lavorazioni come vaghe, zappe, rastrelli, forbici per la potatura e tanto altro ancora. “Collaborare a progetti di carattere sociale”, spiega Francesco Bellini, presidente dell’associazione, “fa parte della nostra mission e quindi siamo stati ben lieti di poter fornire tutto quello che era necessario per questo progetto. Il nostro auspicio e che i partecipanti ai vari corsi di florovivaismo possano, una volta terminata la pena, poter trovare lavoro presso alcune nostre aziende associate che hanno sempre necessità di trovare personale”.
Infatti, la direzione della casa circondariale auspica che coloro che hanno preso parte al progetto e che siano stati considerati idonei possano intraprendere un percorso che consenta loro di trovare lavoro all’interno delle aziende dell’Associazione Florovivaisti. Praticamente i detenuti con regolare contratto di assunzione potranno uscire dal carcere durante le ore diurne per recarsi al lavoro e fare rientro al termine della giornata lavorativa.
Uno sbocco lavorativo - Un’iniziativa questa che permetterebbe a manutentori del verde e a vivaisti di sopperire alla cronica mancanza di personale che da qualche tempo di verifica nel settore. Il progetto ha anche consentito la realizzazione di un bio-laghetto, progettato e curato dal docente Massimiliano Braga, per consentire nell’area del carcere la creazione di un ambiente idoneo ad ospitare insetti, anfibi e pesci oltre che alcune varietà di piante acquatiche. I detenuti che hanno preso parte al progetto hanno mostrato grandissimo interesse e nei prossimi mesi altri continueranno i lavori in particolare nell’orto arrivando a produrre verdure che saranno poi consumate all’interno della struttura. Il percorso formativo proseguirà sempre con la supervisione di Lavoro & Società anche per consentire al maggior numero possibile di persone di poter usufruire della formazione agricola e poter quindi anche uscire all’aria aperta per alcune ore. Progetti di coltivazione di piante si erano tenuti anche prima del Covid con la partecipazione di una azienda florovivaistica della zona e anche in quel tempo avevano riscosso notevole interesse da parte degli ospiti della casa circondariale veronese.










