di Marianna Peluso
Corriere della Sera, 22 maggio 2026
Il patron di “Yard” assume un detenuto nel suo ristorante e apre le porte della casa circondariale alla città con un menu preparato da una brigata composta da uomini e donne che stanno scontando una pena. Ci sono luoghi che la città attraversa senza mai davvero guardarli. A Verona, il carcere di Montorio è uno di questi: un edificio enorme, chiuso, quotidianamente sfiorato dal traffico e dalle abitudini di migliaia di persone. Jacopo Natale, titolare del ristorante “Yard”, ha deciso invece di entrarci. Prima per cercare un aiuto cuoco tra i detenuti, poi per costruire qualcosa di ancora più insolito: una cena aperta ai cittadini, organizzata dentro il penitenziario e servita da una brigata composta quasi interamente da uomini e donne detenuti.
L’iniziativa si chiama “Sapori di Libertà - Il cambiamento, servito a tavola” e il 22 maggio porterà cento ospiti nel braccio femminile della casa circondariale. Il ricavato sarà devoluto ad Azione Contro la Fame attraverso il progetto “Ristoranti contro la Fame”. Ma la storia, prima ancora che gastronomica, parla di lavoro, fiducia e identità. Perché tutto è iniziato alcuni mesi fa, quando Natale ha scelto di assumere un detenuto nella cucina del suo locale in centro città.
La cucina come seconda possibilità - La ristorazione, racconta Natale, è uno dei pochi ambienti in cui il passato non conta nulla. “Davanti ai fornelli siamo tutti uguali: conta come lavori, non quello che hai fatto fuori o prima”. Da questa convinzione è nato il progetto avviato insieme alla direzione della casa circondariale di Montorio e autorizzato dal Magistrato di Sorveglianza secondo quanto previsto dall’articolo 17 dell’Ordinamento Penitenziario. L’obiettivo? Trovare una persona da inserire nello staff del suo ristorante. “Cerco qualcuno che abbia voglia di sporcarsi le mani con noi, imparare a gestire la pressione di un servizio, stare dentro una brigata”. Il detenuto selezionato ha iniziato così un percorso lavorativo concreto fuori dal carcere, dentro uno dei ristoranti più frequentati del centro veronese. Poi l’idea si è allargata. Se un detenuto può entrare nel tessuto cittadino attraverso il lavoro, perché non fare il contrario? Perché non portare la città dentro il carcere, attorno a un tavolo apparecchiato e servito da chi sta scontando una pena? È questo il trampolino d lancio. Da settimane Natale sta lavorando con trenta detenuti e detenute coinvolti nella cena del 22 maggio: venti uomini e dieci donne impegnati tra cucina, preparazioni e servizio in sala. Alcuni hanno già esperienze nella ristorazione, altri stanno imparando ora. “La sfida - ammette - è creare una vera squadra”.
Una cena dentro il carcere - La cena si svolgerà in una sala del braccio femminile affacciata sul cortile interno del carcere. Tavoli, sedute e mise en place arriveranno grazie al supporto di un catering esterno, perché dentro Montorio nulla può essere improvvisato. Nemmeno l’ingresso degli ospiti. Chi parteciperà dovrà infatti prenotarsi online e inviare in anticipo i propri dati personali, che saranno verificati dalla casa circondariale e dal Ministero della Giustizia prima dell’autorizzazione definitiva (contributo di 60 euro, su azionecontrolafame.it/sapori-di-liberta-2026). “La parte organizzativa è enorme” spiega Natale. Eppure proprio questa complessità sembra essere il cuore del progetto. La brigata lavorerà su due cucine separate, coordinando tempi, preparazioni e servizio come in un vero ristorante. Pane, pizze e lievitati saranno preparati dai detenuti che già lavorano nel laboratorio interno del carcere. Quando la direttrice della struttura ha mostrato a Natale le fotografie di Papa Francesco durante il pranzo organizzato a Montorio due anni fa, lo chef ha capito che quell’idea poteva davvero funzionare: “Vorrei che anche questa diventasse una serata capace di andare oltre i muri e oltre i pregiudizi”. Il resto, almeno per qualche ora, rimarrà fuori dalla porta blindata.










