di Giorgia Cozzolino
L’Arena di Verona, 9 marzo 2025
Il progetto portato avanti da a otto anni da Roberto Cagliero, attualmente insieme a Nicoletta Ortu e Francesco Previti all’interno del programma curato dall’associazione Horse Valley di Corte Molon fa il “tour” delle case circondariali del Belpaese. “Liberi” seppur dietro le sbarre. E se non proprio liberi, almeno alla ricerca di uno stato di quiete interiore nel mezzo di una situazione di privazioni. È quanto cercano di ottenere le persone che si trovano al carcere di Montorio frequentando il corso di Kundalini Yoga portato avanti da a otto anni da Roberto Cagliero, attualmente insieme a Nicoletta Ortu e Francesco Previti.
I tre esperti di questa antica disciplina, all’interno del programma curato da anni dall’associazione Horse Valley di Corte Molon nella casa circondariale scaligera, cercano di portare qualche beneficio psicofisico a chi si trova ad affrontare un periodo che definire difficile per la vita di una persona è sicuramente riduttivo. E lo fanno, prima di tutto, spogliandosi del giudizio. Si tratta, di fatto, dell’unico modo per entrare in connessione con chi si trova privato della propria libertà.
Un metodo “esportato” in tutta Italia - Insegnare yoga in carcere non è semplicemente trasmettere una serie di posizioni o di modalità di respirazione, come potrebbe essere in un corso qualsiasi. Si tratta di dribblare tra mille regole non scritte che si nascondono in un ambiente socialmente “estremo”. E il metodo di insegnamento collaudato in anni di esperienza dietro le sbarre da Cagliero è stato, nel corso degli anni, “esportato” anche in altri istituti penitenziari. “Ho cominciato ad organizzare corsi di yoga in case circondariali in giro per l’Italia, scrivo un progetto e poi ci sono dei colleghi che lo seguono”, spiega Cagliero. “Sto collaborando con una associazione no profit che si chiama Seconda Chance, nata dall’attività della giornalista del TgLa7 Flavia Filippi nelle carceri italiane. Lei ha una rete ormai estesa di contatti e quindi spesso lavoriamo insieme”, chiarisce.
Detenuti con problemi psichiatrici - “Il numero di detenuti persone in carcere con problemi psichiatrici di entità diverse è in continuo aumento, metterei punto e non virgola questo significa che ti trovi dei gruppi con persone che hanno strutture emotive diverse”, racconta Cagliero che aggiunge: “A questo si aggiungono sommano altre problematiche tipo l’appartenenza religiosa, perché una delle idee che ha chi fa yoga per la prima volta è che tu gli voglia vendere un pensiero religioso”. Il trucco è essere “prevedibile”. “Più sanno cosa aspettarsi e più riesci a coinvolgerli”, precisa Cagliero che aggiunge: “E una delle cose fondamentali per chi va in carcere a insegnare è quello di togliersi subito l’idea che sei il “salvatore” perché altrimenti il detenuto si ritrova immediatamente nel ruolo della vittima e questo va a toccare equilibri già labili”.
Difficoltà e labili equilibri - “Accettare le reazioni senza perdere il polso della situazione è una delle cose che ho imparato nel corso degli anni perché la verità, e non è retorica, è che imparo più io che i miei allievi detenuti, durante le lezioni”, confessa Cagliero. È importante avere una finestra di tolleranza ampia per le loro emozioni negative, i loro rifiuti, le loro resistenze: mai insistere per non mettere in crisi, non tanto la loro autostima, quanto l’immagine di loro nei confronti degli altri. Il carcere è un posto dove tutti stanno continuamente attenti a quello che fanno gli altri”.
Ma quali sono le difficoltà maggiori? “Il gruppo può cambiare completamente di umore da una volta all’altra, perché tutti in linea di massima sono contenti di venire lì, ma tu non sai che cosa c’è dietro. Magari c’è uno che arriva e ti fa un sorriso, ma il mattino prima gli hanno consegnato notificato un’altra condanna, oppure gli è morto un familiare, o sta vivendo una situazione di stress come altri detenuti”.
Suicidi - L’anno scorso è stato un anno tragico per il carcere di Verona, dove si è registrato un numero elevatissimo di suicidi. Situazioni delicatissime dove anche un corso di yoga può portare benefici: “Ci sono delle persone che mi hanno detto che riescono a gestire meglio la tristezza per la lontananza dalla famiglia o riescono a deprimersi di meno, oppure grazie ad alcuni esercizi affermano di riuscire a dormire meglio”, precisa Cagliero.
E aggiunge: “È vero che nell’ultimo anno il carcere di Verona è stato al centro dell’attenzione (con i numerosi suicidi e con detenuti eccellenti, ndr) però andando dentro non te ne accorgi, non perché lo nascondano, ma perché i detenuti sono persone che vivono un trauma continuativo e che ci sia uno che si uccide, crea dispiacere a chi lo conosceva, ma fa parte del “pacchetto” di tutti gli elementi traumatici a cui sono stati sottoporti in passato”.
Cosa migliorare - Cosa si può migliorare? “Il carcere per funzionare, ma questo lo dicono tutti, sia le amministrazioni penitenziarie sia detenuti e volontari, avrebbe bisogno di avere più soldi, perché sicuramente un servizio psichiatrico o psicologico potenziato potrebbe portare grandi benefici”.











