di Valentina Evelli
La Repubblica, 14 marzo 2021
"Sono entrato in carcere con un cellulare Nokia, quando sono uscito tutti usavano l'Iphone. Il tempo in cella rischia di fermarsi mentre il mondo va avanti". Per Roland Barkaj, albanese di 36 anni, il tempo nel carcere di Marassi non si è mai fermato. Ha trascorso due anni tra lezioni ed esami e domani si laureerà in Relazioni Internazionali a Scienze Politiche.
Sarà la prima laurea magistrale, e a distanza, per il Polo Universitario Penitenziario dell'Università di Genova dopo la prima laurea triennale di un detenuto in storia, nel 2019. Roland domani si collegherà da casa, ora è agli arresti domiciliari, in attesa della sentenza della Corte di Cassazione. "Ha saputo investire il tempo in carcere e mantenere il contatto con la società esterna che per un detenuto è fondamentale", spiega Massimo Roaro, dottore di ricerca in diritto e procedura penale, dal 2018 coordinatore dei tutor del Polo Universitario Penitenziario.
Domani mattina Roland presenterà la tesi "La rivoluzione digitale nell'amministrazione pubblica e nel sistema penitenziario" in cui analizza proprio il sistema obsoleto delle comunicazioni tra realtà carceraria e mondo esterno.
"Il Covid ha cambiato le regole dell'università anche dentro al carcere - continua il professor Roaro. Nell'aula di Marassi fino allo scorso anno i computer non erano collegati a internet per paura che i detenuti potessero riallacciare i contatti con l'esterno. Portavamo i materiali per lo studio su una chiavetta. Caricavamo anche Wikipedia da remoto".
Poi il lockdown ha sospeso tutto fino a giugno. Le lezioni non sono più riprese. Gli studenti seguono i corsi registrati ma ora nell'aula del carcere, possono connettersi su Google Meets per i ricevimenti anche in gruppi di cinque allievi, grazie a un poliziotto penitenziario che gestisce i collegamenti on line. E tra gli ultimi docenti a entrare in carcere lo scorso anno c'era anche Andrea Pirni, professore di Sociologia dello sviluppo che ha seguito Roland in questi mesi.
"Dietro questa tesi c'è un anno di lavoro. Ho rincontrato Roland qualche volta in carcere e poi abbiamo continuato a distanza, su Skype - ricorda il docente - Ho ritrovato uno studente che mi aveva già chiesto di portarlo alla laurea cinque anni prima con una tesi già pronta, lo ricordavo appena. Mi ha colpito molto rincontrarlo lì, è una persona vivace dal punto di vista intellettuale, ha investito il tempo che aveva in una nuova sfida. E se subito ognuno era fermo sul proprio ruolo con il tempo il rapporto è cambiato, si è ammorbidito".
La vecchia tesi di Roland è stata cambiata completamente con un nuovo elaborato partendo dalla sua esperienza personale. E la storia di Roland non è un caso isolato. I detenuti iscritti al Polo Universitario Penitenziario dell'Università di Genova, attivo dal 2016, attualmente sono 27 (venti a Marassi e sette a Pontedecimo) e un altro dottore è atteso per l'estate. Toccherà a Giacinto Pino, il boss di Soziglia, laurearsi in Scienze Politiche dell'Amministrazione.











