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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 26 marzo 2026

FdI vuole un sostituto per Delmastro. In pole Kelany e Bignami. Ma c’è chi parla anche della giudice Imparato. Se fosse dipeso da lui, con ogni probabilità, Carlo Nordio si sarebbe già dimesso. E invece palazzo Chigi ha individuato proprio nella sua persona la linea del Piave da difendere ad ogni costo dopo il pesante rovescio referendario. E quindi il ministro non può che opporre buon viso a cattivo gioco in questa delicata fase della legislatura. Con l’allure malinconica di chi sa di essere in cammino sul miglio verde: vada come vada per il 2027 la sua avventura in via Arenula sarà finita e lui, a quel punto ottantenne, ha già detto al Corriere che è sua precisa intenzione tornare a dedicarsi allo studio.

Intanto, però, il ministero va mandato avanti e le deleghe del dimissionario Delmastro sono state attribuite a lui in attesa di capire cosa fare. Fratelli d’Italia vorrebbe la nomina di un nuovo sottosegretario (ricorrono i nomi di Sara Kelany e Galeazzo Bignami), ma ogni decisione in questo senso spetterà a Giorgia Meloni. Ci sarebbe anche un’ipotesi, per così dire, tecnica: la magistrata Annalisa Imparato, sostituta alla procura di Santa Maria Capua Vetere, protagonista di violentissime polemiche durante la campagna referendaria (era schierata nettamente sul Sì). Fantasie, forse, anche perché ormai l’hanno capito pure i muri che il tema della riforma è merce scaduta da non tirare mai più fuori per nessun motivo. Molto - quasi tutto - dipenderà da che tipo di partita vorrà giocare la premier da qui in avanti: in attacco ancora e ancora, o più prudentemente in difesa.

In ogni caso, mentre tutto crolla e la confusione regna sovrana, al ministero della giustizia emerge con una certa forza la posizione del sottosegretario forzista Francesco Paolo Sisto. A lui è affidato il compito di tenere il più possibile la barra dritta nella tempesta, mentre sale la considerazione nei confronti anche dell’altro sottosegretario rimasto, il leghista Andrea Ostellari, fino a due giorni fa quasi completamente oscurato dallo stellone di Delmastro, fedelissimo di Meloni, ancora peraltro pezzo grosso delle alte sfere di Fratelli d’Italia. Anche lui, infatti, sarebbe coinvolto nella scelta del suo successore.

C’è poi un’altra questione: a chi andrà il posto di capo di gabinetto che fu di Giusi Bartolozzi? Per ora le funzioni sono state affidate al vicario Vittorio Corasinti, coadiuvato dall’altra vice, Chiara Fasano. Appare assai probabile, comunque, che alla fine il testimone passerà ad Antonio Mura, magistrato di grande esperienza (classe 1954, è stato procuratore generale della corte d’appello di Roma e prima di Venezia), al ministero del 2022 come capo dell’ufficio legislativo. Sarebbe “un normalizzatore”, stando agli spifferi che arrivano dal palazzo.

Al netto delle contingenze e delle circostanze, al ministero sanno tutti che i prossimi mesi saranno un banco di prova anche sul piano dei rapporti con l’Associazione nazionale magistrati. I rapporti con il sindacato delle toghe sotto la gestione Bartolozzi sono stati a dir poco terrificanti e ora la sensazione diffusa è che si debba cambiare registro. Molto dipenderà anche da cosa farà l’Anm: sabato il presidente Cesare Parodi formalizzerà le sue dimissioni per gravi motivi familiari e allora si tratterà di scegliere chi prenderà il suo posto.

Due le ipotesi che vanno per la maggiore: Gerardo Giuliano o Giuseppe Tango, giovani esponenti di Magistratura indipendente, la corrente di destra. C’è però un’altra possibilità: l’ascesa dell’attuale segretario Rocco Maruotti, esponente di Area democratica per la giustizia, gruppo di centrosinistra. La giunta è unitaria, quindi tutte le componenti dovranno riunirsi e mettersi d’accordo. Nonostante l’euforia per la vittoria al referendum, la partita non è scontata né facile.