di Alfredo Marsala
Il Manifesto, 20 luglio 2025
Memoria e animazione sociale sono stati il fulcro delle celebrazioni, nessuna passerella istituzionale. La strage di via D’Amelio “ha impresso un segno indelebile nella storia italiana”. Parole nette che il Capo dello Stato Mattarella ha pronunciato nel giorno dell’anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Sono trascorsi 33 anni da quel 19 luglio del 1992, ma sono tanti gli interrogativi senza risposta sui quali la procura di Caltanissetta sta tentando di fare luce indagando sui depistaggi.
L’ultima iniziativa è stata la perquisizione a casa dei familiari dell’ex procuratore Giovanni Tinebra, sotto accusa insieme all’ex questore di Palermo Arnaldo La Barbera, ritenuto il ladro dell’agenda rossa. Giustizia e verità che continua a rivendicare il movimento delle agende rosse, con in testa Salvatore Borsellino, animatore della manifestazione che anche quest’anno ha riunito migliaia di persone in via D’Amelio, provenienti da ogni parte d’Italia.
“Ho perso le speranze di raggiungere la verità. Ogni anno sembra di ricominciare. Ci hanno fatto vedere la borsa, ma non l’agenda rossa. L’agenda parla la borsa no” è la riflessione amara di Luciano Traina, fratello dell’agente di scorta morto nell’attentato. “Questo è un giorno che dovrebbe essere dedicato solo ai familiari. Le passerelle non ci interessano - aggiunge -Quel giorno arrivai in questa strada mezz’ora dopo l’esplosione. Ho riconosciuto mio fratello dalla gamba spezzata e dalla scarpa che indossava”.
Memoria e animazione sociale sono stati il fulcro delle celebrazioni, con l’iniziativa ‘coloriamo via D’Amelio’ organizzata dal centro studi Paolo e Rita Borsellino: decine di bambini hanno disegnato nel luogo in cui quel pomeriggio di luglio c’era solo fumo e distruzione. Allestita anche la mostra “La scia di sangue delle stragi in Italia. Mafia eversione nera, servizi deviati e poteri infedeli” di Gaetano Porcasi.
Nessuna passerella istituzionale, come imposto dal movimento delle agende rosse, anche se sono stati tanti i politici del Pd e 5s a partecipare. Elly Schlein è arrivata una decina di minuti dopo le 16.58, l’ora della strage ricordata con le note del silenzio, l’inno nazionale e le agende rosse alzate in aria dagli attivisti. La segretaria dem è rimasta una ventina di minuti, soffermandosi con la gente, a distanza dal palco. “È estremamente importante essere qui per portare avanti l’impegno che serve quotidianamente contro ogni fenomeno mafioso presente nella nostra società - ha detto Schlein -. Il fenomeno mafioso cambia pelle ma è sempre vivo, quando non spara o non mette le bombe non va sottovalutato. Il contrasto si porta avanti sia supportando il lavoro della magistratura sia facendo prevenzione, impedendo che la mafia arrivi prima dello Stato dove c’è ingiustizia sociale”.
Come fa da anni, Fdi ha sfilato in serata con la fiaccolata organizzata da comunità ‘92 e Forum XIX luglio: in testa Arianna Meloni, Donzelli e i ministri Abodi e Ciriani. Nei giorni scorsi il partito di Meloni aveva annullato la tradizionale kermesse organizzata a Palermo dai gruppi di Camera e Senato proprio per celebrare l’anniversario, spostandola a Roma, per evitare eventuali polemiche per l’indagine della procura che ha iscritto nel registro degli indagati per corruzione due pezzi grossi di Fdi in Sicilia: Elvira Amata, assessora regionale al Turismo, e Gaetano Galvagno, presidente del parlamento siciliano.
Quest’ultimo è stato immortalato in alcune foto pubblicate sui social alla festa per il matrimonio del figlio di Totò Cuffaro, nella tenuta agricola della famiglia del segretario della Dc in provincia di Catania proprio mentre a Palermo si commemorava la strage Borsellino. Il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo: “La ricerca di nuovi equilibri intorno al principio di indipendenza della magistratura è legittima ma penso pure che non si possa realizzare se non sostituendo al sospetto e alla sfiducia l’attenzione e il rispetto; all’invettiva e alla contrapposizione polemica il dialogo e la condivisione di un comune senso di responsabilità, altrimenti si consuma progressivamente il tessuto istituzionale”.











