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di Francesco Grignetti

La Stampa, 10 luglio 2024

I deputati di Forza Italia non partecipano al voto. Salvini rilancia la castrazione chimica. Inasprite le pene per l’impiego di minori nell’accattonaggio. Il carcere è sempre più un tema di bandiera per l’ala più a destra della maggioranza. E così ieri, sul carcere per le donne incinte o con neonati fino a 1 anno, in Parlamento si è consumata una rottura tra i partiti che appoggiano il governo: Forza Italia ha tenuto il punto e si è astenuta, a favore invece Lega e Fratelli d’Italia.

Indignazione delle opposizioni. Ma questo sembra proprio l’obiettivo di Matteo Salvini: tornare interprete di un certo cattivismo nazionale e rubare la scena a Giorgia Meloni. Perciò il leader della Lega, un minuto dopo che si è votato nella commissione Giustizia della Camera (per il voto finale probabilmente si dovrà aspettare settembre, stante un ingorgo di decreti di qui alla pausa di agosto), esulta con tutto il fiato che ha: “Le donne incinte o con figli minori di un anno che si macchiano di reati che lo prevedono andranno in carcere. Una misura voluta dalla Lega contro quelle vigliacche borseggiatrici e ladre che, sfruttando lo stato di gravidanza, agiscono impunite e derubano cittadini, lavoratori e turisti, spesso cercando di colpire i più fragili e anziani. Basta!”.

Toni volutamente sopra le righe che suscitano l’immediata risposta di Michela Di Biase, capogruppo Pd nella commissione bicamerale Infanzia: “Quando mandi in carcere un bambino chi è il vero vigliacco? Io ho un’idea chiara. Il problema, ministro Salvini, è che andranno in carcere anche i bambini. Ora io ho un’idea piuttosto chiara di chi sia il vigliacco e di chi continua ad incitare odio senza mai assumersi una responsabilità”. Oppure di Mara Carfagna, Azione: “Stupisce che un governo che esalta la maternità e il garantismo promuova una norma che consentirà alla magistratura di tenere in carcere donne incinte, anche al nono mese, o madri di figli con meno di un anno di età. Il tutto sfidando il rischio che queste donne partoriscano dietro le sbarre e che ai loro bambini venga negata l’immediata assistenza neonatale. I bambini in ogni caso non hanno colpe”.

È dal 1933, con il codice Rocco, non propriamente un democratico, che si prevede l’obbligo di “differire” l’esecuzione di una pena quando si tratti di donne incinte o con neonati. La logica è persino ovvia: un carcere, specie in stato di sovraffollamento come è ora, sporco e scomodo, non è luogo per ospitare una donna che sta per partorire, tantomeno una che ha appena partorito e deve allattare il suo neonato.

Questo “obbligo”, ora, e con la firma del garantista Carlo Nordio, decade. Al suo posto c’è una “facoltà” concessa alla magistratura. Le donne incinte potranno finire in cella oppure no. Lo deciderà il giudice. Il quale, però, se non deciderà per la detenzione, si prenderà le accuse di lassismo alla prima borseggiatrice che verrà colta in flagranza di reato pur con il pancione. Forza Italia, come detto, aveva annunciato che questa forzatura non l’avrebbe votata e così è stato. In vista del passaggio in Aula, annuncia un paio di emendamenti per cercare soluzioni più miti, quantomeno per le donne con bambini di pochi mesi.

E non è finita qui. Le Commissioni hanno votato anche l’articolo 13 del ddl Sicurezza che riguarda il reato di “impiego di minori nell’accattonaggio”: prevede l’innalzamento da 14 a 16 anni dell’età per la quale viene punito l’impiego di minori nell’accattonaggio; si innalza da tre a cinque anni la pena massima per questa condotta. “La deriva repressiva della destra a trazione Lega è sempre più pericolosa. Il ddl-monstre condanna i bimbi al carcere e inventa aggravanti assurde se i reati vengono commessi in metro. Dove è finito l’orgoglio garantista? Scatta solo per difendere gli amici inquisiti?”, polemizzano Devis Dori e Filiberto Zaratti, Avs.

Restano ancora da votare tra gli altri emendamenti quello del governo che prevede una stretta sulla cannabis light e quello della Lega sulla castrazione chimica.Anche su questo, Salvini fa la voce grossa: “C’è un emendamento della Lega. Serve per pedofili e stupratori: è una pillola per bloccare gli impulsi di gente che è malata. Un pedofilo, uno stupratore seriale deve essere non solo messo in carcere ma anche curato, perché è un malato”.