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di Claudio Bozza

Corriere della Sera, 18 ottobre 2022

L’astensione più alta (42,7%) è stata nella fascia 18-34 anni. Che in maggioranza ha scelto il M5S. Pagnoncelli: “Il reddito di cittadinanza è molto attrattivo tra chi vede il lavoro come un miraggio”. La filosofa Cosenza: “Sono meno del 10%, non “pesano”.

Il Parlamento è (o almeno dovrebbe essere) lo specchio dell’Italia. Questa affermazione, spesso, però non corrisponde alla realtà per le istanze che vengono perseguite rispetto al Paese reale. Oggi dal punto di vista anagrafico Camera, Senato e la politica in generale rappresentano quasi alla perfezione un’Italia sempre più anziana, con i giovani sempre meno protagonisti. Non è la solita retorica giovanilista, ma il frutto dell’analisi di dati sempre meno confortanti. La legislatura appena conclusa, con un colpo di reni rispetto al passato, era stata la più “giovane” della Repubblica: 44 anni l’età media degli eletti alla Camera e 52 quella al Senato. Ma l’esito del voto del 25 settembre ci ha riportati al passato: 5 e 4 anni in più le età medie rispettivamente di Montecitorio e Palazzo Madama. Tra i fattori chiave di questo risultato c’è, quasi certamente, l’appeal sempre più blando che ha la politica sui giovani. Andiamo per gradi. Alle ultime elezioni, il tasso di astensionismo più forte si è registrato tra chi ha 18-34 anni: il 42,7% di loro non è andato a votare. Un dato assai allarmante, specie se si considera che a questa tornata l’astensione è stata pari al 36% (16,5 milioni non hanno votato), la più alta nella storia della Repubblica.

Il fattore occupazione-miraggio - Inoltre: tra gli elettori della medesima forbice anagrafica, il partito più votato risulta essere il Movimento Cinque Stelle con il 20,9%. Il motivo di questo rinnovato primato grillino - seppure con Giuseppe Conte al timone e dopo una dolorosa scissione - lo spiega in maniera chiara Nando Pagnoncelli, numero uno di Ipsos: “I Cinque Stelle vanno forte tra i giovani, tra i quali va considerato come la prospettiva occupazionale rappresenti un miraggio” osserva il sondaggista. “Perciò una forza politica che mette al centro del programma reddito di cittadinanza e salario minimo diventa molto attrattiva”. Non è infatti un caso che, tra i disoccupati, la forza più votata sia sempre il Movimento, che pur avendo perso quasi 6,5 milioni di voti rispetto alle precedenti Politiche ha conquistato un buon 15,6% grazie alla martellante campagna elettorale del leader Conte, che negli ultimi 15 giorni ha fatto 25 tappe al Sud, concentrandosi non a caso sul sostegno a “reddito” e salario minimo.

Nel 2013 c’era il 40% dei ragazzi con i 5 Stelle - Il trend pro Movimento era iniziato nel 2013, anno dello sbarco in Parlamento: il 74,5% dei ragazzi nel 2013 andò alle urne e il 40,7% votò 5 Stelle. Lo stesso fenomeno confermato nel 2018, quando il partito di Grillo conquistò il 39% dei voti su un elettorato giovanile sceso al 73%. Tornando all’analisi anagrafica del voto, sempre tra i più giovani, dopo i grillini il gradimento più alto è per il Pd (18,7%) e a ruota per Fratelli d’Italia (15,8%) e Azione (8,5%). Mentre la forza meno votata è la Lega di Matteo Salvini, con solo 5,2% di simpatie tra i ragazzi. Tra gli over 65, il primato dei consensi va a Giorgia Meloni (28,2%), seguita a ruota da Pd (25,2%), Lega (9,2%) e Azione (8,8%). A livello complessivo va evidenziato che la “fascia giovane” è stata l’unica che ha premiato il centrosinistra (32,9%), mentre in tutti gli altri segmenti di età ha prevalso il centrodestra.

Un libro sugli studenti fra i 18 e i 30 anni - Giovanna Cosenza, allieva di Umberto Eco e oggi docente di Filosofia e Teoria dei linguaggi all’Alma Mater di Bologna, ha da poco raggiunto il traguardo dei vent’anni di insegnamento all’università. Li ha raccontati in un libro: Cerchi di capire, prof (Enrico Damiani editore), che ha dedicato ai suoi studenti tra i 18 e i 30 anni. Un punto di osservazione strategico, visto il tema, quello della professoressa, che spiega a 7 i motivi dell’affezione ai Cinque Stelle, ma al contempo della disaffezione alla politica in generale. “Questo successo non mi sorprende affatto, nonostante le difficoltà con cui questa forza si è dovuta misurare negli ultimi tempi. Seguo il M5S da quando è nato e ne ho continuato ad analizzare il flusso” osserva Cosenza.

“Sono a contatto quasi ogni giorno con i 6-700 ragazzi che frequentano i miei corsi, quindi credo di avere un termometro importante”. Una cartina di tornasole piuttosto rappresentativa, in effetti, quella di Bologna, sia a livello anagrafico, sia a livello “geografico” visto che è l’università con il maggior numero di fuorisede d’Italia: “Secondo me i ragazzi e le ragazze, nonostante i molti voti persi rispetto alle elezioni del 2018, scelgono ancora il Movimento perché continua a sembrare il partito più innovativo, con candidati che non vengono dai soliti percorsi. C’è un’impressione di innovazione che persiste, nonostante tutto”.

La pochette di Conte e l’esser vicini ai ragazzi - La professoressa Cosenza è convinta che “non importa mettersi jeans sdruciti o la felpa” per cercare di essere percepiti come vicini ai ragazzi: “Anche perché Conte, pur essendo quasi sempre vestito in maniera elegante e con tanto di pochette, ci è riuscito” riflette. “Non dobbiamo dimenticarci del significato che le “cinque stelle” rappresentano (beni comuni, ecologia integrale, giustizia sociale, innovazione tecnologica ed economia eco-sociale di mercato, ndr). I giovani hanno ben presente, più di quanto possiamo immaginare, il significato di questo simbolo, che incarna istanze a loro molto più vicine rispetto a quelle degli altri partiti tradizionali”.

Una verità scomoda - Ma nella disamina della professoressa Cosenza c’è soprattutto un fattore che proprio la retorica politica spesso non considera: “È una cosa che dicono in pochissimi: i giovani in Italia non ci sono. Tra i 18 e i 25 anni sono appena 4,7 milioni (dati Istat, ndr): meno del 10% rispetto ai 51 milioni di aventi diritto al voto. I giovani sono elettoralmente irrilevanti, quindi solo mera retorica cavalcata dalla politica. Se poi aggiungiamo che in Italia c’è una legge che vieta il voto fuori sede cosa vogliamo aggiungere in più per giustificare il tasso di astensionismo record proprio tra i 18 e i 34 anni?”. Sono lontani, insomma, i tempi in cui la Democrazia Cristiana raccoglieva il 40% dei consensi tra i ragazzi, attratti da nuovi processi di consumo e lavoro. Che poi coincideva con il periodo in cui i giovani credevano che il miglioramento della loro condizione fosse concepibile solo in una dimensione collettiva. Erano tempi, gli Anni 60, di vera competizione e sorpassi tra partiti, quando l’Italia era molto meno anziana e i giovani rappresentavano un core business su cui investire per conquistarne i consensi. Gli Anni 70 segnarono invece la svolta: il Pci diventa il più votato dagli under 30, stando all’opposizione proprio dello Scudo crociato. Un primato che verrà poi strappato alla sinistra solo con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, spodestato con la vittoria di Romano Prodi alle Politiche del 2006: una polarizzazione che, almeno allora, mobilitava molto (anche) i ragazzi.

Troppo “anziani” i parlamentari - Un’altra verità scomoda, tornando al nostro 2022, la professoressa Cosenza la snocciola riguardo la rappresentanza troppo “anziana” in Parlamento: “Pochi giovani tra Camera e Senato? È perché sono scoraggiati dalla politica” spiega l’allieva di Eco. “Se i ragazzi sono poco interessati alla politica passiva, figuriamoci a quella attiva. Quest’anno, poi, si è votato proprio quando l’anno accademico era appena iniziato: con il costo della vita esploso a questi livelli in quanti si sono potuti permettere di tornare a casa per votare?”. Anche Martina Carone, coordinatrice di comunicazione pubblica e marketing politico-elettorale di Quorum-YouTrend, sottolinea come i dati emersi dalle urne “raccontano un’Italia che non sarà pienamente rappresentata”. E poi, riflette Carone: “L’età media degli eletti è infatti di 50,6 anni, a fronte di 46,5 della popolazione italiana. A livello anagrafico ci sono differenze rilevanti tra i partiti: seppure per pochissimo, è il Movimento 5 Stelle l’unica formazione ad avere offerto una rosa di candidati la cui età media fosse under 50 (49,5 anni): gli altri partiti, vanno tutti oltre, con Noi Moderati che detiene il primato (52,7 anni)”.

Tra gli eletti la situazione non migliora: la differenza di età media tra Camera e Senato (dove per essere eletti, bisogna avere almeno 40 anni) non ci restituisce una fotografia più giovanile; l’età media alla Camera è infatti di 49 anni contro i 56 dei senatori. “E se è vero che anche a Montecitorio serve aver compiuto 25 anni per poter guadagnare uno scranno, è anche vero che i “giovani” (e cioè le persone tra 25-34 anni) sono solo il 6%”.