di Francesca Navari
La Nazione, 2 settembre 2026
Al ristorante di Forte dei Marmi ha lavorato in sala un giovane detenuto a fine pena grazie al progetto “Seconda chance”. Il gestore Riccardo Di Giovanni: “Continuerà anche in inverno e invitiamo i colleghi a dare opportunità”. Lucio per tutta l’estate si è presentato puntualissimo a lavorare al ristorante del bagno Gilda. Ha preso gli ordini in sala, gestito le comande e sparecchiato. Smontando poi dal turno e tornando a dormire in carcere. Un cameriere così eccezionale che Riccardo Di Giovanni, amministratore dei bagni Gilda (tra le mete più gettonate dagli spender), ha deciso di rinnovargli il contratto per l’inverno e lancia un appello ai colleghi: “Sperimentate anche voi questa esperienza in un momento di generale necessità di figure professionali”. I titolari del ristorante hanno infatti colto l’opportunità lanciata da “Seconda chance”, l’associazione no profit del terzo settore costituita nel 2022 dalla giornalista del TgLa7 Flavia Filippi, che fa conoscere alle imprese la legge Smuraglia che offre agevolazioni a chi assume, anche part time o a tempo determinato, detenuti ammessi al lavoro esterno.
“Un amico e cliente giornalista - racconta Di Giovanni - un giorno mi illustrò questo progetto per integrare i detenuti a fine pena. Ero pieno di perplessità sull’opportunità di offrire lavoro a un carcerato, che tutti immaginiamo come muscoloso e tatuato, a Forte dei Marmi dove la clientela è di livello e magari non avrebbe visto di buon occhio una situazione del genere. Poi a gennaio sono stato contattato dalla responsabile dell’associazione che mi ha detto che era disponibile come pizzaiolo un detenut del carcere di Massa, giovane dall’indole tranquilla. Così mi sono convinto a provare, e abbiamo presentato tutti i documenti necessari”.
Ogni pregiudizio dissolto al primo giorno. Quando a marzo Lucio si è presentato al suo primo giorno di lavoro, ogni pregiudizio si è dissolto e quel ragazzo dall’aspetto preciso e affidabile ha conquistato tutti. “Tanto che personalmente non mi è mai interessato sapere il motivo per cui fosse condannato, e di questo proprio non abbiamo mi parlato” evidenzia Di Giovanni. Dopo le prime pizze sfornate, Lucio ha infatti raccontato di essere capace di stare in sala e così i titolari del Gilda l’hanno dirottato a stretto contatto con i clienti. “Dal modo in cui camminava ho visto subito che era bravo - commenta soddisfatto il titolare - ha mostrato subito ritmo oltre a educazione e capacità di non alzare mai i toni. Mia moglie è ancora più severa di me nelle valutazioni e dopo pochi giorni era convinta: promosso. Così a luglio abbiamo chiesto alla direzione del carcere di poterlo avere per più ore, visto che alle 23,30 doveva far rientro. E così è stato”.
Il contratto prorogato e la voglia di ripartire - Il 31 agosto il contratto di lavoro è scaduto ma i titolari del Gilda non hanno avuto dubbi nel prorogare il rapporto. “Lucio mi ha consegnato quattro pagine di ringraziamento scritte a mano - confida Riccardo Di Giovanni - mi ha davvero commosso anche perché ho capito che sta formando una famiglia e ha voglia di ripartire con una nuova vita. Se lo merita in un momento in cui è dura trovare giovani che mettono impegno nel lavoro, anzi oggi in troppi sono svogliati e discontinui. E lui quell’impiego aveva veramente timore di concluderlo come aveva confidato a una assistente sociale. Ho tre concessioni demaniali, un ristorante e un b&b e altri progetti di investimento a Forte dei Marmi e avrò bisogno di tanti profili professionali e non avrò timore di ripetere questa esperienza che consiglio ai miei colleghi. Capisco che parlare di detenuti possa indurre a fare marcia indietro ma garantire una seconda opportunità a chi dimostra di meritarla ‘sul campo’ e una scommessa che non può che far bene al cuore”.









