Giornale di Vicenza, 4 marzo 2015
Non era la prima volta che dava in escandescenze. Due settimane fa aveva dato fuoco ai materassi, la settimana scorsa si era barricato nella sua cella e poi aveva distrutto tutti i mobili. Qualche giorno fa è andata ancora peggio: ha aggredito un poliziotto (procurandogli per fortuna solo lievi lesioni) e poi è riuscito a staccare il termosifone dal muro.
Risultato: ha allagato la cella e in pochi istanti anche i corridoi e tutto il piano del San Pio X sono stati invasi dall'acqua. Troppo. Per lui, già in carcere, è scattato un altro arresto e ieri mattina si è presentato davanti al giudice per il processo per direttissima per rispondere delle accuse di lesioni, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Nei guai Mohamed Rayh, 20 anni, di origini marocchine ma nato in Italia e residente a Padova.
In cella a Vicenza da qualche mese, dopo il trasferimento da un altro carcere, il giovane anche in passato era stato accusato di resistenza e lesioni aggravate.
Di certo quello accaduto in questi giorni è soltanto l'ultimo, ennesimo episodio di tensione dietro le sbarre. Solo qualche settimana fa due detenuti avevano prima sfasciato tavoli e sedie, poi avevano divelto i termosifoni dal muro. Alla fine avevano dato fuoco ai materassi ed era scoppiato il caos. Perché i nove metri quadrati di cella, in un istante, si erano saturati di fumo nero e tossico e solo grazie al tempestivo intervento degli agenti si era evitato il peggio: c'era infatti il rischio che le fiamme si propagassero e che il fumo invadesse anche le altre celle.
I due detenuti non avevano avuto ripercussioni, erano invece finite al pronto soccorso per accertamenti le due guardie penitenziarie. E in ospedale, per delle lesioni al collo, è dovuto andare anche l'agente aggredito qualche giorno fa da Rayh.
"Gli operatori di polizia penitenziaria - ha considerato Luigi Bono, segretario provinciale del Sappe - lavorano in costante stato di emergenza dibattendosi tra tagli sia al personale che ai mezzi di servizio". "C'è poi la tanto decantata sorveglianza dinamica - ha aggiunto. Ci sono tensioni continue, ma si è preferito lasciare aperte le porte delle celle e far girare nei corridoi, a non far nulla, i detenuti. Si è creato così un regime aperto che ha acuito l'ozio e favorito le tensioni". "In quest'ultimo caso è scattato l'arresto - ha concluso Bono. Spesso tuttavia, capita che chi danneggia beni della pubblica amministrazione non ne risponda. Neppure economicamente e questo significa che poi sono i cittadini a dover pagare".











