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di Andrea Alba


Corriere del Veneto, 20 dicembre 2019

 

Tre mesi fa la coop M25 ha riattivato il forno interno della casa circondariale vicentina Cinque detenuti hanno sfornato per Natale 1.500 panettoni, che sono andati a ruba. Ne hanno prodotti 1.500, raggiungendo e superando di metà l'obiettivo prefissato, ma a Vicenza si continuano a chiedere altri "panettoni del carcere".

La solidarietà ha fatto breccia in città e per le "Dolcissime Evasioni" - il nome che la cooperativa sociale M25, con una certa ironia, ha dato alla linea di dolci prodotti nel penitenziario vicentino - la richiesta supera l'offerta. "Siamo partiti tre mesi fa con il forno dolciario, è una scommessa - racconta Michele Resina, presidente della cooperativa - ci lavorano cinque detenuti volonterosi, che stanno imparando un lavoro guidati da un maestro fornaio".

La società mutualistica M25 è nata nel 2013 come emanazione, di fatto, della Caritas vicentina, per organizzare e gestire una serie di servizi molto diversi fra loro, ma tutti nell'ambito del terzo settore. Oggi, fra le attività seguite, c'è la gestione di centri diurni con pazienti psichiatrici, programmi di riabilitazione per i detenuti e reinserimento abitativo (Il Lembo del Mantello), gestione dei bici-park comunali di Vicenza (l'elenco completo è presente nel sito coopm25.org). "All'interno del penitenziario di San Pio X abbiamo iniziato a sviluppare dei progetti quasi tre anni fa - spiega Resina - inizialmente riattivando delle serre in disuso che erano presenti all'interno. A Vicenza adesso ci sono circa 800 metri quadri di coltivazioni in serra".

Il progetto, come tutti i progetti di M25, ha anche uno sbocco economico che permette alla cooperativa di rimanere in equilibrio: tutti gli ortaggi, coltivazioni che impegnano quattro detenuti, vengono acquistati da un gruppo di famiglie tramite un accordo di acquisto solidale. "Poi abbiamo dato vita a un laboratorio di assemblaggio, sempre dentro il penitenziario: ci lavorano 12 detenuti, sono assunti dalla cooperativa e hanno un tecnico specializzato che li segue", specifica il presidente della Onlus.

E visti "gli ottimi risultati" quest'anno si è deciso di sviluppare ulteriormente le attività nel carcere. Gli operatori hanno ridato vita a un forno per panificazione - adatto sia alla cottura di dolci che di panificati e di pizze - che era presente nel penitenziario ed era fermo da alcuni anni. "Grazie alla donazione di un imprenditore l'abbiamo messo a posto e fatto funzionare.

E siamo partiti, con un certo ritardo rispetto alle previsioni - riprende Resina - i dolci in particolare abbiamo iniziato a farli tre settimane fa". La produzione è incentrata sulla pasticceria da forno: panettoni artigianali (dal costo di 10 euro l'uno), pandori, "veneziane". Oltre a una ventina di biscotti diversi: dagli "zaleti" ai "parpagnacchi", dai baci di dama ai krumiri.

Le Dolcissime Evasioni, accompagnate dallo slogan "Il lavoro è dignità e i suoi frutti profumano libertà", finora hanno riscosso un deciso interesse. "Di panettoni ne abbiamo prodotti 1.500 e non riusciamo a star dietro alle richieste, è un peccato - conferma Resina -, purtroppo siamo partiti in ritardo sul previsto a causa di tempi lunghi per le autorizzazioni.

Però i prodotti sono molto buoni e apprezzati". I detenuti hanno inventato anche un dolce "tipico" della casa circondariale vicentina, chiamandolo La Domandina: "Un impasto di noci, fichi e nocciole che ironizza sul fatto che la prima cosa che si impara, in carcere, è chiedere. Per qualsiasi cosa va fatta "la domandina", appunto".

Il presidente della cooperativa spiega anche l'impostazione economica del progetto, e i possibili sviluppi futuri. "Il nostro obiettivo è fare impresa sociale, insegnando ai detenuti un lavoro, ma il tutto deve sostenersi dal punto di vista economico. Il forno sta in piedi, abbiamo fatto una valutazione economica e con i numeri attuali l'attività regge", precisa Resina.

Per le attività con i detenuti la cooperativa si avvale anche dei forti sgravi contributivi previsti in questi ambiti dalla legge, proprio per favorire tali iniziative. "Il forno di per sé non può far lavorare più di 5 persone, ma vediamo uno sviluppo naturale - conclude il presidente di M25: momenti di formazione nei periodi morti. L'obiettivo è insegnare un mestiere e i nostri maestri artigiani sono veramente bravi: possono insegnare ai detenuti un'occupazione da spendere un domani, quando finirà la detenzione".