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di Francesco Brun

Corriere del Veneto, 1 febbraio 2025

Al Del Papa è stata realizzata una cucina professionale e quattro carcerati sono al lavoro per la padovana Marcolin. L’azienda punta ad assumere altri sei detenuti. C’è solamente l’imbarazzo della scelta tra pollo e speck, brasato, tonno e cipolle, verdure e infine le più richieste, quelle con il baccalà. Arriva fino a 8.000 pezzi la produzione giornaliera di polpette nel nuovo laboratorio di cucina del carcere Del Papa di San Pio X, attivo da novembre ma inaugurato ufficialmente soltanto ieri mattina. Si tratta di una struttura all’avanguardia, dell’ampiezza di circa 300 metri quadri, ricavata da un’ala ormai in disuso e realizzata grazie all’intraprendenza della gastronomia padovana Marcolin (con un punto vendita nel Sotto salone di Padova, che ha deciso di entrare nelle mura della casa circondariale e assumere alle sue dipendenze alcuni dei detenuti. “Il progetto è nato ancora due anni fa - spiega Stefano Marcolin, che porta avanti assieme al fratello Andrea e alla sorella Anna la storica attività fondata dal padre Francesco -.

Noi abbiamo una struttura di 800 metri quadrati a Selvazzano, ma avevamo bisogno di un altro spazio per la preparazione delle polpette, che sono sempre più richieste. L’idea del laboratorio all’interno del carcere è uscita durante una cena, dopo che mio fratello Andrea aveva letto del bando, e così ci siamo buttati in questa nuova avventura: è stato un percorso complicato, sia per adattare gli spazi alle nostre esigenze che per la formazione del personale, ma alla fine ce l’abbiamo fatta”. Il laboratorio è formato da diverse aree: c’è la zona di stoccaggio delle materie prima, formata da due locali, e quella di preparazione e pulizia delle verdure.

C’è poi l’area della cucina vera e propria, seguita dalla zona di abbattimento, quella di confezionamento e, infine, l’area di stoccaggio merci, dove possono venire immagazzinati fino a dodici bancali di polpette, pronte per essere distribuite a bar e ristoranti. All’interno dei locali è custodita un’apparecchiatura dal valore di circa 400 mila euro, mentre per quanto riguarda la qualità del cibo è stata ottenuta la certificazione Ce, tanto che le polpette possono essere vendute in tutti gli stati dell’Unione Europea. Al momento nel laboratorio lavorano quattro detenuti, regolarmente assunti dalla società, ma l’obiettivo dei fratelli Marcolin è quello di portare a dieci il numero di dipendenti.

Ieri mattina, in occasione dell’inaugurazione ufficiale, erano presenti diverse autorità: tra gli altri, c’erano il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Moscati, l’omologo della guardia di finanza Cosmo Virgilio, il comandante del Coespu Giuseppe De Magistris, il prefetto Filippo Romano e il procuratore aggiunto Giorgio Falcone. Era presente anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, che ha sottolineato l’importanza di progetti come questo. “Quella degli operatori del carcere è una grande famiglia - commenta -, donne e uomini che fanno funzionare una macchina complessa. Noi cerchiamo di raccontare fuori quanto avviene dentro, ed è importante investire in due strumenti concreti che sono la formazione è il lavoro: quest’ultimo, consente ai detenuti di uscire dal circuito criminale. Progetti come questo costituiscono il futuro per i detenuti”. Infine, grande soddisfazione anche da parte della direttrice del carcere, Luciana Traetta, che si è detta doppiamente felice per il risultato ottenuto. “Sono contenta, per noi è un momento molto importante - le sue parole -. Questo progetto, che io ho raccolto in corso d’opera, unisce il concetto dell’opportunità di lavoro, i cui effetti sono tangibili, alla realtà esterna di Vicenza, della quale ci sentiamo partecipi e percepiamo la presenza”.