di Mario Parolari
Corriere del Veneto, 25 marzo 2024
Il gesto di apertura riceve il plauso degli imam veneti: “Ora speriamo che altri seguano l’esempio. Questo è un periodo di preghiera, non di polemiche”. Settanta scatole da un chilo di datteri e libri con passaggi del corano tradotti in italiano, una lingua comune per tutti. Una mano tesa dalle comunità islamiche ai 75 detenuti del carcere San Pio X di Vicenza, di diverse nazionalità ma accomunati dalla stessa fede.
L’iniziativa di Vicenza - Nella mattinata di sabato 23 marzo, i detenuti hanno potuto vivere un momento di celebrazione spirituale ma anche di solidarietà, quando i membri di alcuni centri della Comunità religiosa islamica italiana del Triveneto (Coreis) hanno portato all’interno del carcere i frutti con cui tradizionalmente si rompe il digiuno nel mese di preghiera. “Il mese di Ramadan è il periodo in cui più si sente l’assenza della partecipazione nelle famiglie o in moschea” spiega l’imam Yahya Zanolo, presidente della Coreis Triveneto. “Di solito durante questo mese si riscopre l’unità familiare, si rompe il digiuno insieme e la sera si prega di più fino a tardi - spiega Zanolo. - Ci sembrava importante dare un piccolo segno concreto che possa magari essere veicolo di un sostegno spirituale”. Come spiega Zanolo, l’idea dietro questo gesto è partita dalla nuova direttrice della casa circondariale, Luciana Traetta, che attraverso la vicesindaca Isabella Sala ha aperto le porte del carcere ai membri delle comunità islamiche vicentine.
“Un gesto di vicinanza” - L’iniziativa ricalca molte altre simili da parte delle comunità islamiche locali in tutta Italia, spiega il presidente nazionale dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (Ucoii), Yassin Lafram. “Ogni anno, attraverso i nostri imam e le nostre guide spirituali, che hanno accesso alle carceri, promuoviamo il ‘sacco Ramadan’, che di solito contiene datteri, tè verde, ma anche biscotti, zucchero, e olio - spiega Lafram. - I datteri simboleggiano l’alimentazione consumata dopo l’ora del tramonto quando si interrompe il digiuno. È un gesto di vicinanza alla popolazione carceraria, vogliamo sostenere chi nonostante la detenzione riesce a digiunare come da precetto islamico”. Secondo il Ministero della Giustizia, i detenuti del San Pio X sono 365. Tra questi, spiega Zanolo, sono 75 quelli di fede musulmana che hanno ricevuto le scatole con i datteri.
Turni più flessibili durante il digiuno - “Nel momento dell’Iftar, quando si rompe il digiuno, ci sediamo tutti a tavola, poveri, ricchi, giovani e anziani insieme - spiega Tanji Bouchaib, presidente della Federazione Regionale Islamica del Veneto. Con iniziative come queste vogliamo invitare le altre associazioni, anche di un’altra fede, a trovarsi a tavola insieme per ricordare chi ha bisogno. Quando digiuniamo per il Ramadan capiamo la fame dei più bisognosi, che la sentono tutto l’anno”. Come spiega Lafram, durante il mese del Ramadan al di fuori delle carceri anche in Veneto si registrano molte situazioni in cui i datori di lavoro vanno incontro ai dipendenti musulmani. Spesso vengono garantiti turni più flessibili affinché chi lavora viva il momento dell’Iftar a casa”.
“Seguite l’esempio di vicenza” - “I musulmani non lavorano meno durante il Ramadan. Passati i primi giorni il corpo si abitua al nuovo regime alimentare per affrontare la giornata lavorativa - spiega Lafram. La produttività delle aziende non ne risente in questo mese, ma serve attenzione particolare. Se il turno di lavoro finisce dopo le 18.30, l’orario del tramonto, al lavoratore può essere concesso di uscire prima per consumare il pasto con la famiglia. A differenza del messaggio del Ramadan come mese di polemiche, c’è molta flessibilità da parte dei lavoratori”. “In caso ci fossero altre situazioni simili in altre zone del Veneto, certamente la nostra sarebbe un’iniziativa da emulare - spiega l’imam Zanolo. Con la nostra comunità ci stiamo coordinando anche tra i vari centri islamici della provincia, come quello di via dei Mille, ma anche da fuori Vicenza, affinché ci possa essere una cordata per portare dei sostegni. Cercheremo di andare per i prossimi due sabati nello stesso carcere, magari portando non solo cibo, ma anche vestiario”.










