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di Claudia Milani Vicenzi

Giornale di Vicenza, 26 agosto 2025

La senatrice è intervenuta dopo il dramma. Giovedì organizzato a Treviso un presidio per chiedere “verità e giustizia”. “Nessuno che lo proteggesse, nessuno che gli offrisse la benché minima speranza di futuro. La vita senza futuro di Danilo è finita pochi giorni fa. Morto tra le braccia di uno Stato che lo ha lasciato solo quando aveva più bisogno di aiuto. Sono indignata. Dovremmo tutti indignarci. Perché uno Stato che nega il presente a un ragazzo di 17 anni ha perso il lume della ragione. Ma uno Stato che condanna a morte un ragazzo di 17 anni è uno Stato fallito”. Sui social, nei giorni scorsi, la senatrice Ilaria Cucchi è intervenuta sulla tragica vicenda del giovane immigrato che, dopo essere stato arrestato a Vicenza e trasferito nel carcere minorile di Treviso, si è tolto la vita.

Arrivato su un gommone poco più di un anno fa, il giovane, tra gennaio e aprile, era fuggito quattro volto dai centri di accoglienza straordinaria per i minori non accompagnati. Aveva qualche piccolo precedente alle spalle poi, sabato 9 agosto, aveva improvvisamente fatto scoppiare il caos in centro, prima rapinando i passanti per strada, poi barricandosi in un appartamento.

Era stato arrestato dalla polizia dopo due ore e quindi portato a Treviso e accolto al Cpa, la struttura di prima accoglienza all’interno del carcere minorile. Dopo l’arrivo aveva sostenuto il colloquio con il medico che non avrebbe rilevato criticità particolari o segni che potevano lasciare presagire quello che è successo più tardi. Poi il dramma.

Il giovane trovato agonizzante - Il giovane, che secondo gli amici avrebbe in realtà avuto 21 anni e avrebbe mentito sull’età per paura del rimpatrio, era stato trovano privo di sensi dopo che aveva cercato di togliersi la vita utilizzando i suoi stessi jeans. Dopo due giorni di agonia la morte in ospedale. Il medico ha stabilito il decesso per asfissia ed è stata aperta un’inchiesta: sul registro degli indagati al momento non sarebbe stato scritto alcun nome.

La richiesta di “verità e giustizia” - E intanto chiedono “verità e giustizia” per Danilo il collettivo Rotte Balcaniche e i centri sociali Django e Arcadia che si sono dati appuntamento per giovedì sera, alle 19, in via Santa Bona, fuori dal carcere minorile di Treviso. “Vogliamo sapere esattamente che cosa è successo al momento dell’arresto, in carcere, in ospedale. Vogliamo sapere perché un ragazzo di 17 anni è morto mentre si trovava sotto la custodia dello Stato”.

Un presidio organizzato perché “la sua storia ha avuto un epilogo tragico, ma sta a noi non farla finire qui”. “Appare evidente che il ragazzo si trovasse in un grave stato di crisi psicologica - continuano i promotori dell’iniziativa - perché è stato portato in un carcere minorile invece che in un ospedale? Era stato visitato dopo essere stato fermato con il taser? Cosa (non) è stato fatto per accertarne le condizioni di salute psico-fisica prima di rinchiuderlo in un carcere? E ancora: per quanto tempo è stato privo di sorveglianza mentre tentava il suicidio?”.