di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 11 aprile 2020
La legge non c'è ancora, ma a Milano persino gli interrogatori a distanza, con tutte le parti collegate in video sui loro computer, ciascuna a casa propria, già si fanno. O, almeno, li sta già facendo la Procura, anticipando di fatto ciò che la legge prevedrà a regime se nei prossimi giorni anche alla Camera (come già al Senato) verrà approvato il decreto legge "Cura Italia", nel quale il governo ha trapiantato emendamenti chiesti dai capi delle Procure e volti appunto a rendere standard il processo a distanza sino al 3o giugno.
Non senza ipoteche organizzative e soprattutto culturali sul senso di un processo che il codice vuole invece caratterizzato da immediatezza (che vuol anche dire non-mediazione). Al punto che a frenare sono tanto gli avvocati dell'Unione Camere Penali Italiane quanto settori della magistratura quali Magistratura Democratica. Con l'attività ordinaria sospesa sino all'ii maggio, ormai un po' in tutta Italia le urgenti convalide degli arresti e relative udienze per direttissima sono consentite su piattaforme come Microsoft Teams, nelle quali il giudice è l'unico in Tribunale con il cancelliere, l'arrestato (con l'interprete se straniero) si collega in video dalla camera di sicurezza delle forze dell'ordine che l'hanno fermato, l'avvocato è nel proprio studio legale (o se preferisce a fianco dell'arrestato o in Tribunale), il pm resta in ufficio in Procura, e gli atti vengono scambiati via mail o in una chat.
Sembrava già tanto, in termini di sacrificio del rito processuale, seppure giustificato dall'imperativo di evitare gli spostamenti, specie da e verso le carceri (dove ieri è morto il primo detenuto ammalatosi nel carcere di Voghera, a livello nazionale sesta vittima con un altro detenuto, due agenti e due medici penitenziari, per un totale di almeno 58 positivi tra i detenuti e 178 tra gli agenti). Ma adesso in Procura a Milano si va oltre.
La pm Donata Costa, ad esempio, avendo ricevuto la richiesta di interrogatorio di un professionista in custodia cautelare in carcere per reati fiscali desideroso di poi domandare i domiciliari, sulla base del consenso del difensore lo ha video-interrogato a distanza su Teams in una sessione nella quale l'arrestato era in carcere, il pm a casa a Milano, l'avvocato a casa a Pescara, il maresciallo della GdF a casa a Milano.
Il verbale dell'interrogatorio, videoregistrato, come sottoscrizione ha avuto la sola firma del pm, dopo rilettura e assenso della difesa. Lo stesso tipo di obiettivo è stato invece perseguito in modo fisico ad esempio dal giudice Guido Salvini, che, dovendo sostituire un gip per decidere il divieto di avvicinamento di un uomo all'ex compagna, ha scelto di celebrare l'udienza in mezzo al corridoio del IV piano (con panche predisposte a distanza) per non costringere le numerose persone a convivere nella stanza di fortuna, senza finestre, approntata per i gip dopo l'incendio che ha reso inagibili gli uffici gip al VII piano.
A breve la legge in itinere consentirà ai giudici di decidere che ogni processo si faccia a distanza; e al pm e al giudice di avvalersi di collegamenti da remoto per atti che richiedono la partecipazione dell'indagato, della persona offesa, del difensore, di consulenti o di altre persone, per lo più in un ufficio di polizia attrezzato al collegamento, "nei casi in cui la loro presenza fisica non può essere assicurata senza mettere a rischio di contenimento della diffusione del virus Covid-19".
È "un modello di processo incompatibile con la Costituzione", protestano gli avvocati Ucpi: "La norma sembra preoccuparsi solo della salute dei magistrati", e "viene smaterializzata anche la fase dell'indagine preliminare, il cui luogo di svolgimento tipico diviene l'ufficio di polizia". Ma pure i magistrati della corrente di MD invitano a raffreddare gli entusiasmi: "La presenza fisica è garanzia anche del risultato epistemologico dell'acquisizione probatoria", e "analoghe perplessità fanno sorgere tutte le ipotesi che decontestualizzano la decisione, ipotizzando camere di consiglio delocalizzate, con gravi dubbi su riservatezza e ponderazione".
Va bene affrontare l'emergenza per evitare la paralisi delle udienze, ma "non tutte le facilitazioni permesse dalla crisi possano costituire un buon lascito per il futuro": altrimenti "si rischia che, terminata la fase critica, si introducano o stabilizzino deroghe a quelle norme con cui la legislazione tutela e garantisce al massimo i diritti e le libertà".










